Cellulari, un’antenna ogni 1.100 abitanti

Sono 37 gli impianti di telefonia autorizzati a emettere onde Giallo sulle misurazioni annunciate nel 2016 e mai realizzate
AVEZZANO. Le proteste più recenti riguardano l’arrivo di ripetitori per telefonini nella frazione di Paterno e su ciò che resta del campo di calcio dei ferrovieri. Perché, come accade a ogni installazione, si sollevano perplessità sui rischi legati all’esposizione alle emissioni elettromagnetiche.
Ad Avezzano ci sono 26 impianti e sono 37 le sorgenti di campi elettromagnetici: quasi una ogni 1.100 abitanti.
Numeri che arrivano dalla mappa dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) e che non tengono conto né dei ripetitori di monte Cimarani (Salviano) né dell’elettrodotto delle ferrovie che attraversa buona parte della zona Nord della città. Impianti regolarmente autorizzati, ma mai monitorati.
Nel marzo 2016 la giunta comunale Di Pangrazio aveva approvato una delibera che dava il via allo studio ambientale dei campi elettromagnetici «per verificare l’impatto di tutte le antenne, nessuna esclusa, sul territorio comunale e sulla popolazione».
Per l’allora assessore all’Ambiente e proponente dell’atto, Roberto Verdecchia, la decisione «nasceva dall’esigenza di rispondere a tutte le interpellanze sempre più insistenti della cittadinanza». Sempre per Verdecchia «l’aumento, nell’ultimo decennio, dei campi elettromagnetici sia per densità che per potenza è sotto gli occhi di tutti e il fenomeno merita un maggior approfondimento per dare risposte concrete alla cittadinanza ed evitare disinformazione e strumentalizzazioni innestate, a volte, a orologeria. Così, abbiamo ritenuto necessario, avviare un’attività di censimento e monitoraggio che durerà sino alla fine dell’anno, analizzando le onde elettromagnetiche nell’arco delle 24 ore, in tutte le aree sensibili del territorio comunale. Se l’inquinamento dovesse superare i limiti di legge, allora il Comune potrà presentare denuncia all’autorità competente, cioè l’Arta e revocare le autorizzazioni concesse».
La verifica doveva servire a scongiurare il superamento dei limiti di esposizione stabiliti dal decreto legislativo 259 del 2003 di 6 W/m. Le risposte sono arrivate? «Non so che fine abbia fatto il progetto», sottolinea l’avvocato Verdecchia, raggiunto al telefono dal Centro nella serata di ieri. «Doveva essere nominato un tecnico e l’incarico era stato demandato al dirigente di settore».
La conferma che nessuno studio è stato eseguito nella città di Avezzano la dà Crescenzo Presutti, attuale assessore all’Ambiente. «Nei cassetti del municipio non vi è traccia di studi eseguiti sui campi elettromagnetici, mai nessuna società è stata incaricata di farli», afferma Presutti. «Proprio l’altro giorno abbiamo avuto contatti con una società che svolge rilevazioni di questo tipo, ma attualmente in bilancio ci sono soltanto i soldi per le urgenze. Le antenne sono ovunque, anche vicino a scuole e strutture sanitarie, e per tale ragione andrebbe adottato un piano di localizzazione, ovvero uno strumento tecnico, una sorta di piano regolatore, senza il quale i gestori possono installare le antenne dove vogliono. Strumento che ci consentirebbe di contrastare l’arrivo di impianti. Andrebbero ad esempio privilegiati i terreni comunali e non quelli privati, come è stato fatto in passato, per fare in modo che i soldi incassati possano essere investiti in finalità ambientali. L’obiettivo è appunto quello di adottare un piano di localizzazione che scongiuri l’eccessiva concentrazione di impianti in luoghi sensibili. In attesa di uno studio non possiamo sapere quali sono gli effetti delle esposizioni attuali».

