Cementificio, tutto pronto per l’impiego del combustibile Css

L’impianto di Cagnano Amiterno verso la messa in prova Incontro alla Regione sul tema dei controlli ambientali
L’AQUILA. Il 23 ottobre potrebbe essere il giorno in cui si metterà alla prova l’impianto che brucerà il combustibile solido secondario nel cementificio Cementir Sacci di Cagnano Amiterno. Poi, a fine mese, l’impianto entrerà in funzione definitivamente. Una sorta di road map ben precisa quella che accompagnerà l’entrata in funzione del contestato impianto che dovrà bruciare il combustibile ottenuto da Css, una componente secca (come plastica, carta e fibre tessili) dei rifiuti non pericolosi separata da altri materiali non combustibili (per esempio vetro, metalli e inerti).
Se n’è parlato in un tavolo convocato dalla Regione «per approfondire gli aspetti ambientali, economici, e occupazionali del progetto Cementir» al quale hanno preso parte il vicepresidente e assessore regionale Giovanni Lolli, l’assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca, il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, i sindaci di Cagnano Amiterno, Iside Di Martino; Barete, Leonardo Gattuso; Capitignano, Maurizio Pelosi e Montereale Massimiliano Giorgi. Con loro anche i rappresentanti sindacali provinciali di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil. Un confronto voluto dalla Regione per chiarire anche alcuni aspetti tecnici legati al nuovo impianto, una spiegazione affidata all’Arta (l’Agenzia regionale per la tutela ambientale) attraverso Franco Gerardini e il direttore Francesco Chiavaroli. I tecnici hanno spiegato l’importante ruolo dell’Arta una volta che l’impianto entrerà in funzione: i controlli saranno serrati e costanti, con l’obiettivo di rispettare i parametri descritti dall’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale, il provvedimento che autorizza l’esercizio) in merito all’avvio degli impianti che utilizzano il Css come combustibile. Ed è stato ribadito che a livello normativo è tutto in regola, con il progetto approvato in Regione nel 2013, anche in risposta ai comitati del no preoccupati per i rischi che un impianto Css potrebbe determinare sull’ambiente e sui residenti di un vasto territorio.
I sindacati, così come anche i primi cittadini, hanno chiesto garanzie sui controlli serrati dell’Arta e di tutte le istituzioni preposte sull’impianto.
Intanto c’è un altro aspetto che preoccupa i sindacati: Cementir a settembre ha ceduto tutte le attività italiane a Italcementi (gruppo tedesco HeidelbergCement) per 315 milioni di euro. «Siamo in attesa di capire se tra queste attività ci sarà anche lo stabilimento di Cagnano», ha detto Cristina Santella della Fillea. Lo stabilimento conta oggi 70 dipendenti, più gli 80 lavoratori della cava e i 250 dell’indotto, di cui l’80% vive a Cagnano. «Proprio venerdì scorso c’è stato al Mise un incontro con il ministro Carlo Calenda», ha concluso Santella, «che ha informato i sindacati del nuovo epocale passaggio che riguarda il settore cemento in Italia».
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