Cento camerieri pronti a lavorare nel Fucino

Rimasti disoccupati a causa dell’epidemia si “riciclano” nell’agricoltura. Ci sono anche due laureati
AVEZZANO. Camerieri rimasti disoccupati con l’epidemia pronti a trasformarsi in braccianti agricoli nei campi del Fucino. Il gruppo più nutrito, tra le prime cento persone che hanno aderito all’appello lanciato dal Fimiav, alla ricerca di manodopera per le aziende del Fucino, dove mancano 3.500 addetti, è composto da personale di bar e ristoranti chiusi per contenere i contagi. Nella pattuglia dei cento, perlopiù italiani (6 gli extracomunitari) ci sono anche 15 donne e 2 laureati: il più giovane bracciante in pectore è un 18enne marocchino, mentre il più anziano è un italiano di 55 anni. Cinque i candidati da fuori Marsica: 3 di Sulmona e 2 dell’Aquila. «Abbiamo smistato i curriculum alle aziende del Fucino», afferma il segretario del Fimiav Stefano Fabrizi, «affinché possano già contattare le persone che hanno dato disponibilità a lavorare nel comparto agricolo». La porta dell’ente bilaterale agricolo della provincia, costituito dalle organizzazioni dei datori di lavoro (Confagricoltura, Coldiretti, Cia) e sindacati dei lavoratori agricoli (Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil), ovviamente, resta aperta per chi è disponibile a lavorare nel comparto agricolo, attraverso la mail fimiav@fimiav.it. Ma non basta a colmare le pesanti carenze di braccianti necessari ai primi raccolti di ortaggi a inizio maggio. «Per aiutare il settore», aggiunge Fabrizi, «il governo riveda le norme per consentire anche a chi usufruisce del reddito di cittadinanza di fare esperienza in questo campo, dove potrebbe trovare un’occupazione anche per il futuro. Qualcosa va rivisto pure nelle agenzie per il collocamento». Al momento, infatti, le norme non consentono di utilizzare i percettori dei sussidi dello Stato nel settore agricolo. Nella Marsica sono un piccolo esercito i percettori del reddito di cittadinanza: 2.854, su una popolazione che si aggira attorno ai 140 mila abitanti. Solo ad Avezzano, su 2.565 richieste, hanno ottenuto il sostegno pubblico in 960, mentre hanno superato quota 100 nei comuni di Celano, Tagliacozzo, San Benedetto dei Marsi e Trasacco.L’emergenza coronavirus, secondo i proprietari agricoli, potrebbe rappresentare un buon motivo per cambiare le regole di ingaggio e aprire le porte di un'occupazione vera, a chi usufruisce di un sostegno dello Stato mirato, a spingerlo sul mercato del lavoro. (m.s.)
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