Centrale Snam, ricorso al Consiglio di Stato

27 Settembre 2019

Contestata la sentenza del Tar: si chiedono monitoraggio più capillare e altri rilievi sulla sismicità

SULMONA. Il Comune di Sulmona ha depositato ieri mattina il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che dava il via libera alla centrale Snam, dato dal governo Gentiloni – a Camere sciolte – nel dicembre 2017. Con più di venti giorni di anticipo, l’avvocato Alfonso Celotto, che ha ottenuto l’incarico da 13mila euro anche in secondo grado (per un onorario comprensivo di circa 24mila euro), ha rincardinato i motivi del no. Oltre ai vizi procedurali, già denunciati, si sommano quelli di incostituzionalità e una serie di altre motivazioni aggiuntive o che approfondiscono quelle del primo grado che per strategia processuale si preferisce non rivelare. Tutto, però, poggia sul rischio sismico da una parte e su quello per la salute dall’altra, con la richiesta di una rete di monitoraggio dell’aria da 12 centraline (e non solo le 2 montate da Snam) e la collaborazione con l’Asl. Ora, però, il rischio è che si comincino a fare i lavori della centrale da gennaio, con l’avvio dell’iter delle conferenze di servizio iniziato a settembre, prima della pronuncia del Consiglio di Stato. «Il Comune di Sulmona farà la sua parte, ma è il governo che dovrà intervenire e decidere sulla vicenda», ha detto il sindaco Annamaria Casini, «la Via è stata approvata quasi dieci anni fa con oltre 40 prescrizioni. Sulla sismicità, poi, l’Ingv ha osservato che l’indice di accelerazione è quasi alla metà del parametro di riferimento, ciò dimostra una sottovalutazione e una fretta nel liquidare l’iter autorizzativo. Voglio ringraziare la senatrice Di Girolamo che sta seguendo la vicenda da molto vicino, ma è bene che le associazioni si facciamo sentire, ma anche che la città non si arrenda e che la società civile non si faccia prendere dalla rassegnazione».
Dunque, la richiesta è sempre quella di ripetere la Valutazione di impatto ambientale, datata 2011, e procedere alla Vas, mai espletata, oltre che alla Vinca (Valutazione di incidenza ambientale).
«Tutto si fonda sull’insostenibilità della realizzazione di una centrale a spinta», interviene l’ex assessore regionale Mario Mazzocca, come consulente incaricato dal Comune, «dal punto di vista tecnico va sottolineato il rischio sismico e la continua attività delle faglie del Morrone, mai presa in considerazione nella Via del 2011. Non secondario l’aspetto dell’impatto sanitario sui cittadini e sull’ambiente, con le emissioni secondarie di polveri, che non sono state mai approfondite. Fondamentale è stato il supporto della Asl, unito a quello del Comitato medici e della comunità scientifica del New English Juornal. Ma anche il rischio idrogeologico e l’inadempimento di alcune leggi come quella sulla preventiva acquisizione del parere del Genio civile». (f.p.)
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