Centro accoglienza per profughi Si infiamma il dibattito in città

SULMONA. Un centro di prima accoglienza a Sulmona per circa 300 profughi. È quanto starebbe valutando in queste ore la Regione, dopo l’arrivo il mese scorso di una ventina di migranti sbarcati sulle...
SULMONA. Un centro di prima accoglienza a Sulmona per circa 300 profughi. È quanto starebbe valutando in queste ore la Regione, dopo l’arrivo il mese scorso di una ventina di migranti sbarcati sulle coste siciliane. Un tema caldo quello dell’ospitalità in città, che ha già generato barricate fra i favorevoli e i contrari. I primi, mossi da spirito di solidarietà e di distinzione dalla scarsa capacità di accoglienza dei secondi, hanno addirittura dato vita a un comitato. “Sine solo” è il nome del gruppo che raccoglie già circa 300 persone e che si è preoccupato di organizzare una raccolta di beni di prima necessità nei giorni immediatamente successivi all’arrivo dei profughi. Fra i contrari al “business dei migranti” c’è Alberto Di Giandomenico, coordinatore di Sovranità Valle Peligna, che lancia l’allarme sulla realizzazione di una struttura di prima accoglienza nella scuola di polizia penitenziaria a Fonte D’Amore. «La struttura che potrebbe ospitare circa 300 profughi è già stata individuata nella caserma della scuola di polizia penitenziaria di Fonte d'Amore che al momento sembra vuota e inutilizzata» commenta «per il sindaco Ranalli sarebbe un vero affare visto che i centri di prima accoglienza vengono interamente finanziati dal governo con denaro e servizi che andrebbero a coprire le mancanze che la nostra amministrazione non è più in grado di risolvere». Il riferimento è ai fondi ricevuti dalla Casa Santa dell'Annunziata, che sta ospitando la ventina di profughi in due appartamenti su corso Ovidio, dopo aver partecipato ad un bando. La selezione pubblica sull’accoglienza prevede rimborsi dalla Comunità europea dai 27 ai 35 euro giornalieri per il vitto, l’alloggio e l’inserimento sociale di ognuno dei migranti. «A questo punto» aggiunge Di Giandomenico «chiediamo al sindaco Ranalli e al consigliere regionale Gerosolimo se i profughi siano solo un mezzo per riacquistare credibilità nei confronti della nostra gente, viste le gravi situazioni di emergenza abitativa e occupazionale che da tempo non trovano riscontri. Noi continuiamo a dirvi che la nostra gente non vi vuole più».
Si inserisce nel dibattito il vescovo della diocesi Sulmona-Valva. Angelo Spina ha incontrato i profughi per fare sentire loro la vicinanza della comunità e dell’interà diocesi. «L’accoglienza è la carta d’identità del cristiano» interviene il vescovo «non si può rimanere indifferenti di fronte a un fenomeno così drammatico. Per noi è un dovere dare aiuto e sostegno ai profughi. Lo faremo quando ce ne sarà bisogno con la nostra Caritas diocesana».
Dello stesso avviso il parroco della Tomba, don Gilberto Uscuategui. «Per loro c’è spazio anche nelle nostre parrocchie», aggiunge.
Federica Pantano
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