Centro turistico del Gran Sasso: nuova lite su impianti e funivia

Scontro in prima commissione sulla proprietà dei terreni sui quali sorgono piste e strutture ricettive C’è un contenzioso irrisolto ultradecennale tra Comune e Amministrazione beni separati di Assergi
L’AQUILA. Sullo sviluppo e la valorizzazione del Gran Sasso e sul ruolo che a tale proposito può svolgere il Centro turistico ci sono tanti problemi e poche soluzioni. È questa l’impressione che si è avuta qualche giorno fa nel corso della seduta della prima commissione consiliare “Bilancio e programmazione” presieduta da Luigi Di Luzio convocata «per un esame della situazione attuale, delle eventuali criticità e delle prospettive del Centro turistico del Gran Sasso». Alla fine il senso della discussione è stato riassunto dal consigliere-commissario Berardino Morelli (Forza Italia) che ha detto, a metà tra rabbia e amarezza: «Dopo aver sentito tutti gli interventi ne so meno di prima». La commissione aveva convocato, per rispondere alle domande dei consiglieri, il presidente del Centro turistico Dino Pignatelli e l’assessore alle aziende partecipate Fausta Bergamotto. Le questioni poste in particolare dai consiglieri di minoranza Antonio Nardantonio, Elia Serpetti, Paolo Romano e Stefano Palumbo sono state molte e forse persino eccessive tanto che Pignatelli ha avuto buon gioco quando ha esordito dicendo: «Per rispondere a tutto ci vorrebbe una settimana» (la seduta è durata poco più di un’ora). Tra tutte le criticità è tornata a galla una vicenda che si trascina da decenni, quella cioè della proprietà dei terreni su cui si trovano funivia, impianti di risalita, piste e strutture ricettive. C’è, infatti, irrisolto un contenzioso tra il Comune dell’Aquila (e quindi Centro Turistico) e l’Asbuc (usi civici di Assergi). A sintetizzare la questione (che di per sé è complessa) sono stati il commissario Antonio Nardantonio ed Elia Serpetti che di uso civico se ne intendono, visto che sono “a capo” di quelli di Preturo e Arischia. Nardantonio, alzando anche il tono della voce, ha detto a Pignatelli: «Fino a quando non si risolverà la questione della proprietà dei terreni il Centro turistico non potrà investire un euro sul Gran Sasso perché sarebbe soltanto uno spreco di denaro pubblico». In verità la questione sembrava risolta sin dal dicembre 2010 quando l’allora amministrazione Cialente fece un accordo con l’Asbuc di Assergi in previsione della possibile privatizzazione del Centro turistico. Fu stabilito un canone annuo che il Comune avrebbe pagato all’Asbuc di 150.000 euro. Pignatelli è tornato a esprimere dubbi sulla congruità di quella cifra, che sarebbe eccessiva.
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