Centro turistico, spunta l’ipotesi di ricollocare i quaranta lavoratori

Sciopero e presidio alla Fontana luminosa dopo lo stop alla funivia di Campo Imperatore per i lavori Marrelli (Cgil): «Attivare subito il confronto con le altre società partecipate per valutare i fabbisogni»
L’AQUILA. Un tavolo con tutte le aziende partecipate del Comune, per la ricollocazione temporanea dei lavoratori del Centro Turistico del Gran Sasso. È la proposta ribadita dai sindacati e dagli operatori in sciopero durante il presidio alla Fontana Luminosa.
zero prospettive
«A oggi», hanno sottolineato i dipendenti del Ctgs, «non vediamo prospettive, dato che l’azienda non ha previsto un piano B per garantire una continuità lavorativa e salariale». Sono circa 40 i lavoratori, tra assunti a tempo indeterminato e stagionali, penalizzati dallo stop imposto alla funivia del Gran Sasso dall’Ansfisa, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. Vanno sostituite le quattro funi portanti dell’impianto, rimasto in funzione fino al 30 aprile con un nulla osta provvisorio e numerose prescrizioni, in seguito a un esposto in cui si ipotizzavano criticità su uno dei cavi. Il Comune ha trovato i 4 milioni necessari, ma non ci sono certezze sulle tempistiche dell’intervento, che mette a rischio anche la prossima stagione invernale a Campo Imperatore. Si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato, al quale il Comune ha fatto ricorso contro la sentenza del Tar con cui è stata confermata la necessità della sostituzione delle funi.
LA PROTESTA
La decisione di scioperare e inscenare un presidio è arrivata giovedì dopo l’assemblea del personale e il successivo incontro con l’amministratore unico Dino Pignatelli e gli assessori Paola Giuliani ed Ersilia Lancia, definito infruttuoso da Filt-Cgil, Uil-Trasporti e Ugl: «Quello che manca», ha spiegato il segretario provinciale Cgil Francesco Marrelli, «è una programmazione e visione di futuro. La funivia è ferma dal primo maggio e dopo 10 giorni i lavoratori vivono nella totale incertezza. Va aperto subito un tavolo con tutte le partecipate, per valutare i fabbisogni e prevedere la ricollocazione temporanea delle maestranze. Questi lavoratori rischiano sia la riduzione salariale sia la continuità lavorativa». Il piano dell’azienda individua il ricorso all’ammortizzatore sociale, attraverso un fondo di solidarietà che per i sindacati non è in grado di tutelare il personale, per capienza e tempistica.
LA SOLIDARIETà
Al presidio hanno partecipato il consigliere regionale Pd Pierpaolo Pietrucci, i consiglieri comunali di opposizione Paolo Romano e Lorenzo Rotellini, la sindacalista Rita Innocenzi. Pietrucci ha ritenuto «grave l’assenza del Comune e la perdita di tempo su un problema che andava affrontato con celerità». Per Innocenzi «è stato irresponsabile non aver lavorato a un piano alternativo ed essere rimasti fermi in attesa della decisione del Tar che ha poi, come prevedibile, respinto il ricorso». Il Pd L’Aquila ritiene «inaccettabile che siano i lavoratori a pagare per la disastrosa gestione amministrativa del management, del sindaco e della sua giunta che stanno uccidendo la nostra montagna condannando a morte il Ctgs. Ci auguriamo che ci sia un sussulto di dignità, e di responsabilità, e che si intervenga immediatamente per sanare la vicenda: in caso contrario, saremo vicini alle iniziative di lotta che i lavoratori intenderanno organizzare». Secondo Romano e Rotellini, «in realtà non si ha il coraggio di ammettere un disegno che riguarda l’accorpamento definitivo del Ctgs con Ama e una fusione del Tpl delle due società: ma questo piano, subìto e non guidato, non solo non risolverà le criticità della funivia, ma manderà in default i bilanci della partecipata in maniera irrimediabile».

