Cessione LFoundry, si invoca chiarezza

2 Aprile 2019

La Cgil: «Sconcertante silenzio dei governi nazionale e regionale». Fismic: «Si sa poco dei cinesi»

AVEZZANO. Incertezza o speranza. Sono i sentimenti contrapposti tra sindacalisti e dipendenti di LFoundry il giorno dopo la notizia della cessione del 100 per cento del pacchetto azionario ai cinesi di Jiangsu Cas-Igbt Technology per 112 milioni di euro. Sergio Galbiati e Guenther Ernst, vice presidente e amministratore delegato di LFoundry, hanno annunciato la cessione al colosso cinese grazie a un accordo che permetterà allo stabilimento marsicano di specializzarsi nella realizzazione di transistor (dispositivi utilizzati in elettronica che sfruttano le proprietà dei materiali) e diodi (dispositivi che permettono di far passare il flusso di corrente elettrica da una parte e di bloccarlo nell’altro) per il settore automobilistico e per quello della sicurezza in campo medico e industriale. «Non c’è chiarezza sull’operazione», ha commentato Roberto Di Francesco (Fiom-Cgil), «anzi, vengono fuori tutte le preoccupazioni che come Fiom-Cgil avevamo manifestato sin dall’inizio. Le dichiarazioni dell’azienda sono contraddittorie rispetto a quello che ci avevano detto in passato. Sconcertante il silenzio dei governi nazionale e regionale, tendenziose quelle della politica locale. Rimangono tutte le nostre perplessità e siamo ancora in attesa di una convocazione da parte del ministero». Le parti sociali, l’azienda e le Rsu sono state convocate per domani alle 11 nella sede della Confidustria L’Aquila per un incontro d’aggiornamento sulla situazione dello stabilimento, il più grande della provincia. «Sapevamo che ci sarebbe stata la vendita, ma non ci aspettavamo che sarebbe avvenuta in questi termini», ha precisato Luigi Abruzzo (Fismic), «Galbiati ha iniziato gli incontri con i dipendenti dicendo subito che i posti di lavoro sono salvi. La nuova società cinese è una realtà in espansione della quale sappiamo poco. Il fatto che le quote siano state vendute al 100 per cento non ci convince molto, vogliamo saperne di più». Galbiati e i suoi hanno venduto al nuovo partner cinese il 100 per cento delle quote, comprese quelle di proprietà dei manager italiani e tedeschi. Il pagamento avverrà in tre fasi: la prima con un bonifico di 60 milioni di dollari alla chiusura dell’accordo, la seconda da 26 milioni e 400mila dollari il 30 settembre e l’ultima di 26 milioni e 400mila dollari il 30 dicembre. «Per fortuna che abbiamo i contratti di solidarietà aperti per far fronte alle problematiche che ci sono», ha precisato Antonello Tangredi (Fim-Cisl), «il nuovo software deve funzionare quanto prima altrimenti ci saranno disagi futuri. Bisogna vedere ora quali clienti rimarranno e quali arriveranno. Il sito a mio avviso non è sotto tutela, se non per la parte finanziaria». Angelo Gallotti (Uilm-Uil) si è detto «cautamente soddisfatto per questa vendita, vediamo però come si concretizzerà nelle varie tappe. L’accordo del contratto di solidarietà è stato lungimirante perché i dipendenti saranno tutelati».
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