Chemio e radioterapia «Rimborsi negati ai malati oncologici»

Protesta un 60enne: da due anni pago tutto di tasca mia Le spese dei trasferimenti a carico di chi affronta la malattia
AVEZZANO. La legge c'è ma i soldi no. E cosi un 60enne avezzanese, S.D.B., malato oncologico e costretto a viaggiare da Avezzano all'Aquila per andarsi a curare con la radioterapia, deve pagarsi tutte le spese di tasca propria. Una situazione insostenibile per un operaio in pensione, ex dipendente dell'Ente Fucino, con famiglia e figli a carico e senza aiuti. Eppure il marsicano aveva già segnalato il problema qualche mese fa e ora dovrebbe vedersi restituire una somma ingente, calcolando che fa avanti e indietro da più di due anni. «Sei mesi fa tutti mi avevano rassicurato», racconta, «ma poi non è cambiato nulla. Non è facile curarsi a queste condizioni e non è facile andare avanti così». Per lui, oltre al dramma della malattia, solo porte sbattute in faccia. Né soldi per i viaggi, né rimborsi dei biglietti, né corrispettivi per l'accompagnatore. Come lui ci sono anche altri marsicani e abruzzesi costretti a trasferimenti in ospedali più grandi e come lui sono senza rimborsi. Insomma, neanche un euro in tanti mesi di trasferte. Eppure il consiglio regionale, alla fine di aprile, su istanza dell'ex vicepresidente Giovanni D'Amico, aveva approvato la legge che finanzia il fondo di provvidenze sociali a favore dei malati oncologici e dei soggetti trapiantati. Il fondo doveva essere alimentato con le entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione per il recupero dei sottotetti. Fino a oggi, però, le tutele riconosciute in altre regioni d’Italia qui ancora mancano. Il governo Monti aveva impugnato una prima versione della norma regionale e la Corte Costituzionale aveva sposato la tesi del Governo e configurato il rimborso delle spese, finanziate con risorse regionali, come una prestazione sanitaria aggiuntiva. Ma nemmeno l'ultima legge, conforme a quello di altre Regioni, ha avuto i suoi effetti. L'unico risultato è che i malati sono ancora costretti a curarsi a proprie spese, affrontando oltre alle difficoltà causate dalla malattia, anche quelle economiche. E nulla cambia se i pazienti hanno diritto al rimborso. Come dice la legge "fino alla misura massima del 100 per cento, delle spese di viaggio dal luogo di residenza a quello di cura effettuato con comuni mezzi di trasporto pubblico o con autoambulanza, e al rimborso, fino alla misura massima del 70 per cento delle spese di mantenimento nel luogo di cura nel periodo previsto per le prestazioni, purché adeguatamente documentate. É previsto anche il rimborso per l'accompagnatore qualora sia necessario». Tutto solo sulla carta.
Pietro Guida
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