«Chi pagherà le cause perse dal Comune?»

16 Marzo 2018

Tempesta (Ugl): dopo Di Gregorio altri ricorsi di lavoro, ma gli errori non devono ricadere sui cittadini

L’AQUILA. L’Ugl, dopo la notizia sulla condanna del Comune a risarcire per mobbing il funzionario Mario Di Gregorio, pubblicata dal Centro, segnala una serie di problematiche su questo argomento criticando una serie di scelte discutibili da parte dell’ente.
«Riscontriamo, ancora una volta», dice il segretario regionale Ugl, Simone Tempesta, alludendo al “caso Di Gregorio”, «la netta affermazione giudiziaria di un dipendente del Comune dell’Aquila nei confronti dell’amministrazione e, di contro, l’ennesima condanna al pagamento di danni e spese legali a carico dell’ente per un importo pari a 60mila euro. Tale situazione non rappresenta una novità per questo sindacato, che ha più volte segnalato agli organi di vertice dell’amministrazione anomale condotte mobbizzanti, discriminatorie e persino persecutorie che comportano contenziosi e probabili condanne. Oggi quei dipendenti vessati, discriminati, mobbizzati e vittime di attività persecutorie iniziano a trovare la tutela giudiziaria con relativo riconoscimento del danno e già altri lavoratori, da quanto appreso da questo sindacato, sono pronti a promuovere analoghe azioni risarcitorie a danno dell’amministrazione. Insomma, il Comune, se continua a essere parte soccombente nelle cause contro i propri dipendenti, cosa diventata già una costante, rischia certamente il dissesto. Infatti i lavoratori che hanno subìto demansionamenti, stressati ed esasperati stanno trovando il coraggio per reagire e denunciare chiedendo il risarcimento economico che va però, inevitabilmente, a incidere in modo negativo sul bilancio dell’ente comunale».
«Tale situazione», prosegue, «non può che far riflettere sul perché siano aumentati in maniera così sconsiderata i contrasti tra amministrazione e dipendenti con un conseguente, anomalo aumento dei contenziosi giudiziari che hanno visto, e continuano a vedere, l’Amministrazione comunale soccombente e obbligata al pagamento di somme a titolo di risarcimento, differenze stipendiali e spese processuali. La domanda conseguenziale è una soltanto: chi paga? Noi pensiamo che dei danni causati ai dipendenti dovrebbe essere chiamato a rispondere il reale colpevole e non l’aquilano già provato dalla tassazione cittadina. Neppure può essere sottaciuta l’incomprensibile decisione di quest’amministrazione che, in deroga a quanto previsto dal proprio regolamento, continua ad affidare il delicato incarico sul “contenzioso lavoro” a chi ormai con la materia non c’entra più nulla». (g.g.)
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