Chiantini: «Il Cam non fallirà ma spese energetiche triplicate»

Così il presidente del consiglio di sorveglianza dopo l’allarme della Commissione d’inchiesta regionale: «I rincari riguardano tutti i gestori dei servizi idrici, quelli abruzzesi dovrebbero unificare i costi»
AVEZZANO. «Non c’è alcun allarme fallimento del Cam, la nostra situazione economica era già a conoscenza dei sindaci della Marsica». Lo afferma il presidente del consiglio di sorveglianza del Consorzio acquedottistico marsicano, Alfredo Chiantini, dopo quanto emerso dalla Commissione d’inchiesta sulle acque, istituita dal consiglio regionale abruzzese. Nel corso dell’audizione, il presidente dell’Ersi (Ente regionale servizio idrico), Nunzio Merolli, aveva parlato di «rischio fallimento» per il Consorzio a causa del rincaro dei costi dell’energia elettrica. «Avevamo registrato l’aumento dei costi e condiviso la situazione finanziaria con i sindaci già dallo scorso mese di maggio», continua Chiantini, «ma quello del rincaro dell’energia è un problema che riguarda tutte le società di gestione idrica, non solo il Cam. Dopo il concordato preventivo, la nostra è un’azienda sana».
Secondo quanto riportato dal presidente Merolli, il vertiginoso aumento dei costi energetici potrebbe assestare il definitivo colpo di grazia al Cam, già in amministrazione controllata e «su cui grava un impegno di 6 milioni di euro l’anno con cui viene onorato il concordato preventivo».
«La nostra è un’attività che comporta costi energetici superiori rispetto a quelli degli altri operatori regionali», replica Chiantini. «Normalmente», aggiunge, «il Cam spende 7 milioni di euro ogni anno per l’0energia elettrica. Nel 2022, con il rincaro generale, andremo a triplicare la spesa». Chiantini ammette che «il problema esiste» ma che deve essere affrontato facendo fronte comune tra tutte le aziende abruzzesi dell’acqua: «Una proposta utile potrebbe essere quella di unificare la spesa energetica di tutte le aziende che operano in Abruzzo. Per un’azienda che non deve pompare l’acqua da pozzi a 150 metri di profondità, il costo dell’energia è molto più basso rispetto a quello che deve sostenere il Cam per portare l’acqua nelle case dei cittadini. È chiaro che diventa più difficile gestire un’azienda come la nostra».
Secondo il presidente del consiglio di sorveglianza, quello del Cam «non è un problema endogeno, in quanto non è dovuto a una mala gestio ma da una crisi generale del mercato». «I dipendenti che lavorano qui da una vita», conclude Chiantini, «si sentono vessati da queste polemiche. La nostra, al netto dei costi energetici esorbitanti, è un’azienda sana».
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