Chiassetto degli Ebrei, la targa contestata

L’AQUILA. La premessa è d’obbligo. La cittadina che si è presa la briga di scrivere al Comune (al sindaco Pierluigi Biondi, agli assessori Vito Colonna e Fabrizio Taranta e al dirigente della...
L’AQUILA. La premessa è d’obbligo. La cittadina che si è presa la briga di scrivere al Comune (al sindaco Pierluigi Biondi, agli assessori Vito Colonna e Fabrizio Taranta e al dirigente della commissione dell’onomastica stradale Mauro Bellucci, oltre che alla questura), per contestare l’applicazione della targa di marmo con la denominazione “Chiassetto degli Ebrei” sulle mura della casa della defunta madre in centro storico, considera «tutte le persone uguali, senza distinzioni di razza, colore, provenienza, religione». Non una questione ideologica, dunque, bensì procedurale.
La cittadina Rosanna Tiberi, nata a Roma e residente a Tornimparte, scrive di aver appreso dalla stampa «che sopra l’ingresso del portone della mia abitazione era stata apposta una targa di marmo riportante la scritta Chiassetto degli Ebrei. La stessa targa, si diceva nell’articolo, era stata coperta in attesa della fine dei lavori. Quindi, la denominazione originaria da me conosciuta anche oltre il sisma del 2009 e su tutti i documenti personali e d’identità e residenza, ovvero Chiassetto della Pinciara numero 1 risulta essere stata modificata. Nessuna comunicazione né autorizzazione o richiesta è stata a me inviata, né sono a conoscenza di chi e con quale autorità ha deciso di apporre la targa con modificazione della toponomastica».
La cittadina fa inoltre presente, sempre nell’istanza inviata al Comune, che «qualche anno fa la notizia data alla stampa dall’allora sindaco Cialente (senza seguito) di voler apporre la targa, produsse, nei giorni successivi, atti vandalici da parte di sconosciuti con scritte e imbrattamento dei muri e del portone con bombolette di vernice spray e sversamento di urine sui muri».
La richiesta è quella di «conoscere chi ha autorizzato la targa sul muro di mia proprietà che, se abusiva, va rimossa, mentre se la targa ha una legittimazione da parte del Comune, anche senza autorizzazione della proprietà, va installato un sistema di videosorveglianza e controllo remoto 24 ore su 24. In caso di atti vandalici risponderà il Comune».

