Chiede cure, ma per l’Asl è già morto

16 Settembre 2017

Novantenne escluso dalla riabilitazione a domicilio, l’errore è dell’Azienda sanitaria. Ma si dovrà ripresentare la domanda

SULMONA. Per l’Asl risulta morto e così gli vengono negate le prestazioni sanitarie che gli spetterebbero di diritto. Ha dell’incredibile la storia di un 90enne sulmonese che ha dovuto rinunciare a cure riabilitative perché risulterebbe già passato a miglior vita. Ad accorgersi dell’assurdo errore è stato il figlio dell’anziano, un 55enne anch’egli residente a Sulmona, che ieri è andato agli sportelli dell’Asl in via Gorizia per chiedere una terapia riabilitativa in regime di Adi, cioè di assistenza domiciliare integrata. Quel sistema parallelo alle cure ospedaliere di prestazioni da fare a casa su cui tutte le varie aziende sanitarie regionali puntano per non congestionare oltre misura ospedali e cliniche. Un servizio su cui anche la Regione scommette e su cui sono stati annunciati investimenti. Eppure, nonostante i buoni propositi, i registri sanitari commettono errori molto grossolani, come quello che riguarda il 90enne sulmonese. «Suo padre ci risulta morto», è stata la risposta che il figlio dell’anziano ha ricevuto dagli uffici dell’Asl. Trattandosi di un errore più che evidente, l’uomo ha provato a sollecitare allora la correzione dell’errore nei registri sanitari, pensando che fosse cosa immediata. In realtà la pratica non risulterebbe così semplice e scontata. Dallo sportello, infatti, è stato detto al 55enne che dovrà rifare di nuovo la trafila e ripresentare tutta la documentazione per ottenere le prestazioni sanitarie domiciliari per il padre.
«Siamo arrivati all’assurdo», protesta il sulmonese, «l’errore non è il nostro, ma siamo noi a dover rifare tutto daccapo. Peraltro, ora le leggi sono cambiate con la commissione Adi che deve riunirsi ogni sei mesi e chissà quando ci darà risposta. Per gli utenti le lungaggini aumentano. E anche i disservizi».
Il caso quantomeno assurdo è finito anche sulla scrivania dell’avvocato del Tribunale per i diritti del malato Catia Puglielli, che ha già inviato una lettera all’Asl. «Abbiamo chiesto all’azienda sanitaria di provvedere alla modifica onde evitare all’utente di riprendere la trafila daccapo e ricominciare con tutti gli incartamenti», fa sapere il legale. «Ora attendiamo la risposta da parte dell’Azienda sanitaria per poi muoverci di conseguenza». Se la replica non arriverà in tempi brevi, però, la famiglia dell’anziano sarà costretta a ripresentare la documentazione per provare almeno ad accorciare i tempi di attesa delle cure riabilitative di cui il 90enne necessita.
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