Chiede i soldi per la casa distrutta Ma non era l’abitazione principale

Braccio di ferro tra il Comune e un cittadino per un edificio in cui è morto uno studente universitario Il proprietario non aveva diritto all’alloggio equivalente: ci viveva in affitto il ragazzo poi scomparso
L’AQUILA. Nel 2013 aveva ottenuto circa 150.000 euro per l’acquisto di una casa al posto di quella gravemente danneggiata e classificata E (contributo avuto in base alla norma sull’abitazione equivalente) localizzata in pieno centro storico del capoluogo. Un anno dopo il Comune si accorse che il beneficiario non aveva diritto alla casa equivalente (per mancanza di requisiti) e giustamente chiese indietro i soldi. La mancanza di requisiti era palese e dimostra come nel post-sisma c’è stato chi per “interesse” è passato su tutto, anche sulla morte di uno studente universitario. Ecco quello che si legge in una recente delibera della giunta comunale: “L’abitazione, indicata dal richiedente come principale (requisito fondamentale per ottenere la casa equivalente) era posta in pieno centro storico. Il cittadino ottenne, pertanto, la somma di circa 150.000 euro che venne regolarmente impiegata per l’ acquisto di un alloggio. Ad acquisto definito, emersero diverse e concordanti circostanze atte a escludere la spettanza del beneficio conseguito: l’abitazione indicata come principale apparteneva, in regime di usufrutto, a terza persona; nell'immobile viveva, in locazione, uno studente universitario, che, proprio durante il terremoto del 6 aprile, era stato travolto e ucciso dal crollo dell’abitazione. Venne pertanto avviato il procedimento per il ritiro del buono-contributo”.
Il cittadino però si rifiutò di restituire i soldi ottenuti illegittimamente e sembra che abbia donato a terzi tutti i suoi beni mobili e immobili per cui quando l’amministrazione pubblica ottenne dal tribunale un provvedimento per obbligare l’uomo a sanare il contenzioso si trovò in mano un pugno di mosche. L’unica cosa possibile fu quella di pignorare un quinto della pensione. Ma non è tutto. Oltre alla casa equivalente, il cittadino, per l’alloggio dove era deceduto lo studente, chiese anche i danni per i mobili distrutti (un massimo di 10.000 euro) e anche questi vennero negati. Convinto, però, di essere nel giusto il pensionato avviò cause in sede civile e amministrativa che hanno di recente portato il Comune – sfinito dalla corsa affannosa per recuperare il credito (con i ratei sulla pensione ci sarebbero voluti 50 anni) – a scendere a patti e la giunta comunale pochi giorni fa ha autorizzato una “misteriosa” transazione (misteriosa perché non è stata pubblicata sull’albo pretorio) che dovrebbe chiudere i conti. L’unica cosa che si capisce è che il cittadino da una parte si riprenderà l’alloggio (oggi ristrutturato con fondi pubblici) che nel 2013 era stato ceduto al Comune in cambio di uno in altra parte della città, e dall’altro – non si sa come – troverà il modo di restituire i 154.000 euro.
LA STORIA
Nella delibera si racconta che il cittadino chiese “ai sensi dell’Ordinanza 3790 del 2009 la concessione del contributo per la copertura degli oneri relativi all’acquisto di abitazione sostitutiva di quella principale distrutta dal sisma e classificata “E”. A seguito di istruttoria tecnico-economica positiva, effettuata dal Consorzio Cineas (che come si ricorderà era una parte della filiera che ha esaminato le pratiche della ricostruzione fino all'inizio del 2013, ndr) la domanda è stata ammessa a contributo definitivo nel 2013 e la somma è stata accreditata subito dopo”. Ma dietro carte, cause, ingiunzioni, pignoramenti, speculazioni e transazioni c’è una tragedia di cui poco o nulla si è parlato nel post-sisma. La mattina del 6 aprile 2009 nessuno andò a cercare lo studente in quella casa in pieno centro storico, tantomeno il proprietario che poi disse che quella era addirittura la sua abitazione principale. Furono amici e parenti del ragazzo che dopo aver chiesto, per ore, alle autorità, di andare a cercare in quell’alloggio alla fine ci andarono loro. Forzarono la zona rossa e rischiando in prima persona, poco dopo le 16, trovarono il giovane senza vita. In quelle stesse ore c’era già chi pensava a come recuperare il suo “prezioso” capitale. Anche questo, purtroppo, è stato il sisma dell’Aquila.
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