Chiesa San Silvestro, sopralluogo per gli affreschi danneggiati

16 Luglio 2019

Il parroco don Martino e il direttore dei lavori Ciciotti: «I graffiti risalgono a prima del terremoto 2009 Erano già noti, qualcuno risale addirittura al 1400. Ora l’edificio religioso è videosorvegliato»

L’AQUILA. Lo sfregio sull’affresco della chiesa di San Silvestro, appena riaperta al pubblico e ai fedeli, risale a molti anni fa. Le rassicurazioni arrivano dal parroco, don Martino Gajda, suffragate dal direttore dei lavori di restauro e consolidamento antisismico della chiesa – dopo il sisma del 2009 che aveva provocato notevoli danni –, l’architetto Augusto Ciciotti. «Lo sfregio sull’affresco è un fatto certamente grave, ma quel cuore è sicuramente stato fatto molti anni fa, addirittura molto prima del sisma, si suppone nel 1984».
La chiesa di San Silvestro, inaugurata il 3 luglio, alla presenza del vice ministro Mibac, Gianluca Vacca, è stata riconsacrata domenica 7 luglio, con la celebrazione dell’arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi.
«Ci sarà un motivo per cui chi ha fatto i lavori di restauro ha solo parzialmente coperto quel cuore con i due nomi, ma si tratta di un graffito vecchio di decenni. Ieri mattina, quando è uscita la notizia dello sfregio, mi hanno chiamato anche da Roma», ricorda don Martino, «ho subito controllato e nelle foto in archivio di prima dell’apertura il graffito c’era già».
Ieri mattina, una volta uscita la notizia sul Centro, il direttore dei lavori (la chiesa è comunque ancora ufficialmente un cantiere, aperto per altri dieci giorni) Ciciotti si è precipitato per un sopralluogo, insieme ai tecnici e ai restauratori.
«Pensavamo fossero cose fresche, ma si tratta di graffiti datati, alcuni anche di secoli fa. Si parla del 1400», precisa Ciciotti. «Erano già noti, ma abbiamo deciso, in accordo con i restauratori, di intervenire in maniera leggera. Le possibilità erano due: un intervento con l’intonaco, ma con tante macchioline e ben visibili, oppure accompagnando il colore e provando a coprire il più possibile, senza danneggiare l’affresco. Abbiamo optato per questa seconda soluzione, meno invasiva e visibile. Per questo i graffiti sono rimasti lì».
«Fare una cosa del genere oggi, sarebbe impossibile passare inosservati», sottolinea don Martino, «perché la chiesa è videosorvegliata, c’è un moderno sistema di allarme. E io sono quasi sempre qui».
Il parroco mostra il piccolo cuore che aveva attirato l'attenzione dei visitatori e, una volta pubblicato su Internet, aveva creato scandalo. «In realtà gli affreschi dietro l’altare sono pieni di graffiti, alcuni molto antichi», precisa don Martino, «qui ce n’è uno addirittura della fine del ’400». In effetti si notano scritte in italiano, in latino, addirittura in arabo. Mezzo millennio di “graffitari” che hanno lasciato la loro traccia sugli affreschi. «Anche sulla chiusura della chiesa dopo l’inaugurazione, purtroppo si è creata molta confusione», conclude il parroco. «Ancora oggi la chiesa convive con piccoli cantieri e solo da pochi giorni ho la chiave».
(ha collaborato
Raniero Pizzi)
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