Chiesta la cassa integrazione per 160 lavoratori Kromoss

3 Dicembre 2017

Ma l’imprenditore Piccone rassicura: «Solo una precauzione da gennaio a marzo Potremmo non utilizzarla visto che il mercato ha fatto registrare una ripresa»

AIELLI. La Kromoss chiede la cassa integrazione per 160 dipendenti. Procedura che ha fatto scattare un campanello d’allarme visto che la storica azienda di Aielli della famiglia Piccone, che produce profilati in alluminio e laminati pre-verniciati per le grandi architetture, in tanti anni di attività non ha fatto mai ricorso agli ammortizzatori sociali. Anche nei momenti più duri la fabbrica è riuscita ad andare avanti stringendo i denti e riuscendo sempre a risalire la china. La tipologia di cassa che è stata richiesta è quella ordinaria e dovrebbe interessare tutta la forza lavoro.
Il periodo in cui dovrebbe essere attivata, invece, è quello che va dal primo gennaio al 31 marzo 2018, mesi in cui gran parte delle aziende fatica ad andare avanti a causa del crollo delle commesse. Ogni lavoratore, in base a quanto richiesto, dovrebbe rimanere a casa due o tre giorni al mese, per un totale di nove giorni al massimo in tre mesi. Ma si tratterebbe solo di una procedura precauzionale.
«Non abbiamo mai utilizzato gli ammortizzatori sociali», commenta l’imprenditore celanese Ermanno Piccone, patron della Kromoss, «essendo un lavoro stagionale, da gennaio a marzo ci è capitato spesso di avere dei giorni di fermo produttivo e di dover far rimanere a casa gli operai. Per questo, insieme a mio figlio Federico, abbiamo pensato quest’anno di fare la richiesta di cassa integrazione, ma con tutta probabilità non la utilizzeremo».
I dirigenti dell’azienda si sono incontrati la scorsa settimana nella sede di Confindustria all’Aquila. Insieme ai sindacati è stato affrontato il tema degli ammortizzatori sociali.
«Fino a oggi è stata dura, non possiamo negarlo», ha proseguito Piccone, «ma posso dire che per la prima volta dal 1912 sembra che negli ultimi mesi ci sia una ripresa, tanto che, tramite una cooperativa, abbiamo dovuto richiedere anche altre persone in azienda. In trent’anni abbiamo pagato per ammortizzatori sociali che non abbiamo mai utilizzato per la nostra azienda, quindi, in prospettiva dei mesi più difficili, mio figlio Federico ha deciso di fare la domanda per la cassa integrazione. Ripeto, ci siamo voluti lasciare aperta questa porta ma, se le cose continuano ad andare come in queste settimane, non la useremo».
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