Chiesto esame psichiatrico per i furbetti del cartellino

Sulmona, i legali di due dei sei imputati puntano a una perizia per i loro assistiti Verifiche anche sui filmati della Finanza relativi alle assenze in Comune
SULMONA. Una perizia psichiatrica su due dei sei imputati e un’altra sulle riprese video prodotte dal pm per verificare se le stesse si riferiscono effettivamente alle assenze dei dipendenti nei giorni contestati dalla pubblica accusa. Si annuncia dura battaglia tra accusa e difesa sulla vicenda dei cosiddetti “furbetti del cartellino” del Comune di Sulmona, finiti prima sotto inchiesta e poi a processo. Davanti al giudice sono comparsi ieri per la seconda udienza, Marco Chiavari, Giovanni Del Signore, Stefano Pezzella, Venanzio Piccoli, Mirella Santilli e Felicia Vanacore che facevano parte della lunga lista di 48 dipendenti comunali finiti originariamente nel libro degli indagati a seguito dell’inchiesta avviata dalla Guardia di finanza di Sulmona sull’assenteismo. A tutti i sei dipendenti comunali vengono contestati i reati di falso e truffa ai danno dello Stato. I legali della difesa, tra cui Alberto Paolini e Alessandro Margiotta, hanno chiesto e ottenuto che due imputati, Stefano Pezzella e Marco Chiavari vengano sottoposti a perizia. Il giudice dopo aver accolto l’istanza della difesa ha incaricato il perito Mario Di Napoli che presterà giuramento il prossimo 3 dicembre rinviando quindi l’udienza al 16 febbraio quando saranno ascoltati i primi quattro testimoni del pubblico ministero. Entra quindi nel vivo il procedimento penale che inizialmente vedeva indagate 48 persone. Alla fine dell’inchiesta la procura ha chiesto il rinvio a giudizio solo per nove. Pattuglia assottigliata ulteriormente dal giudice per le udienze preliminari che ha prosciolto due dipendenti accogliendo la richiesta di patteggiamento per un terzo. Quanto al filone contabile dell’inchiesta, si attende ancora il verdetto della Corte dei Conti nei confronti di 18 dipendenti comunali chiamati a risarcire le casse comunali per 275.584 euro, di cui 215 mila per danno all’immagine, 50.000 per danno da disservizio, 10.584 per indebita retribuzione, oltre a interessi, rivalutazioni e spese di giustizia. Per quanto riguarda l’inchiesta disciplinare dei 24 dipendenti coinvolti l’unico al momento ad avere impugnato il provvedimento è Stefano Pezzella, che ha avuto la sanzione più severa con il licenziamento dal posto di lavoro. Per l’avvocato Paolini che assiste Pezzella, «il provvedimento è da annullare perché notificato fuori tempo massimo dal momento che gli addebiti disciplinari sono arrivati con due anni e mezzo di ritardo rispetto ai fatti contestati».
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