Chiude l’ospizio, il trasloco degli anziani

3 Febbraio 2016

Pacentro, il giudice ha deciso che l’edificio va sgomberato e risistemato, i 22 ospiti verranno trasferiti in un’altra struttura

PACENTRO. La casa di riposo di Pacentro è insicura e il giudice ordina lo sgombero della struttura affinché venga messa in sicurezza. Nello stesso tempo ha dato dieci giorni di tempo alla onlus che gestisce la residenza sanitaria assistita “Monsignor Cercone” per trovare una sistemazione ai 22 ospiti. Il provvedimento era nell’aria dopo le continue sollecitazioni da parte del sindaco Guido Angelilli che era arrivato a segnalare il problema anche al prefetto per tutelare la salute degli anziani che vi sono ricoverati. «Non si poteva più tollerare una situazione del genere», afferma il sindaco, «è da anni che chiediamo ai gestori il rispetto delle norme di sicurezza. È dovuto intervenire il giudice per far capire, finalmente, che la cosa prioritaria è la salute delle persone». Ma anche i gestori della casa di riposo, la Cepsa onlus, hanno apprezzato la sentenza del giudice Giuseppe Ferruccio perché dovrà essere il Comune a farsi carico degli ultimi lavori richiesti dai vigili del fuoco per rendere pienamente a norma la struttura di Pacentro. «Non ci sono soldi in bilancio e non sappiamo se e quando riusciremo ad eseguire i lavori», si affretta a dire il sindaco Angelilli.

«L’ordinanza elenca i lavori da fare che sono stati quasi già totalmente eseguiti», ribatte la direttrice della casa di riposo, Gigliola Pavone. «I pazienti in accordo con i loro familiari verranno momentaneamente spostati in altra struttura in zona e verranno accuditi gratuitamente dal personale di Pacentro». Sulla struttura, però, esiste anche un altro contenzioso per fitti e bollette non pagate che ammonterebbero a oltre 100 mila euro. Ma anche su questo fronte è pronta la replica della direttrice.

«Per quanto riguarda la morosità dichiarata dal sindaco non viene considerato dallo stesso quanto il Comune deve alla Cepsa per i lavori autorizzati da apposita Scia che ammontano a 200mila euro, interventi di manutenzione straordinaria di competenza del Comune», incalza Pavone. «A questo bisogna aggiungere la cauzione versata di 60 mila euro e altri 80 mila per l’assistenza agli anziani a carico del Comune per i quali doveva essere integrata la retta».

Insomma, secondo i responsabili della casa di riposo i debiti del Comune ammonterebbero a 340mila euro. Una somma di gran lunga superiore a quella che il Comune, sempre a detta della Cepsa, vanterebbe nei confronti della struttura. «Contestiamo le affermazioni del sindaco, quando dice che non ci sono soldi per mettere a norma la casa di riposo», conclude Pavone, «noi siamo pronti a rispettare alla lettera le disposizioni del giudice e chiederemo che il Comune faccia altrettanto. Altrimenti non ci resterà altro da fare che rivolgerci al tribunale».

E in attesa che si arrivi a una soluzione, gli anziani saranno costretti ad abbandonare la struttura con gravi disagi si per loro che per i familiari.

Claudio Lattanzio

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