Chiude la Vesuvius, in 83 vanno a casa
L’azienda decide di lasciare l’Italia: trasferirà entro l’anno gli stabilimenti di produzione in Polonia
AVEZZANO. La Vesuvius chiude lo stabilimento di Avezzano e trasferisce la produzione in Polonia. Dopo il lungo braccio di ferro tra l’azienda e gli 83 dipendenti del sito marsicano, dove si producono piastre per altiforni, la multinazionale ha annunciato di chiudere i battenti e lasciare l’Italia.
Gli stabilimenti di Avezzano e Cagliari, già in passato al centro di una lunga battaglia per la sopravvivenza, a detta dell’azienda non sarebbero funzionali alla geografia della produzione e per questo a dicembre saranno chiusi.
Certamente una doccia gelata per gli 83 dipendenti, gran parte uomini, tutti under 45 che presto si troveranno senza un lavoro.
«Abbiamo sperato fino all’ultimo momento nella salvezza», ha commentato Domenico Fontana, della Filctem- Cgil. «Durante il tavolo al ministero dello Sviluppo economico c’è stata annunciata la volontà di vendere. Entro dicembre l’azienda lascerà Avezzano e Cagliari per concentrare tutta la produzione in Polonia».
A maggio i dipendenti, per caso, erano venuti a conoscenza di una riorganizzazione che però, come era stato riferito loro, non li avrebbe toccati. In realtà i lavoratori avevano deciso di occupare subito lo stabilimento perché non si fidavano di quello che stava accadendo e volevano delle risposte concrete, nero su bianco.
Nessuno, però, disse mai una parola in merito al futuro della Vesuvius nonostante una delegazione di dipendenti arrivò anche in Inghilterra e in Francia per parlare con i vertici della multinazionale.
Dopo circa un mese di occupazione, con turni massacranti e sostegno bipartisan, i lavoratori tornarono regolarmente in fabbrica con la promessa di avere certezze a settembre.
«Purtroppo non ci hanno lasciato scelta», ha continuato Fontana. «Il nostro auspicio è che, grazie anche al supporto della Regione Abruzzo presente al tavolo di ieri con l’assessore con delega al Lavoro Giovanni Lolli, si possa trovare quanto prima un partner competitivo in grado di acquistare l’azienda e proiettarla verso il futuro».
La Vesuvius aveva già parlato di una possibile delocalizzazione degli stabilimenti.
La produzione sia del sito di Avezzano sia di quello di Cagliari era però legata all’Ilva di Taranto e ad altre grandi realtà e per questo non si aspettavano che la casa madre decidesse di chiudere i cancelli per sempre. (e.b.)
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