Chiude lo storico negozio e va a fare la commessa

La Rubino dà l’addio a corso della Libertà, la strada delle saracinesche abbassate «Devo pur mangiare, il centro della città è morto perché abbandonato»
AVEZZANO. Schiacciata dalla crisi, abbassa la saracinesca del suo negozio dopo diciassette anni e va a fare la commessa. Per intere generazioni di adolescenti “Flash” era una sorta di tempio dove andare a comprare i primi jeans alla moda. Con il passare degli anni, il negozio era diventato un luogo di ritrovo per i giovani della città che passavano a salutare Barbara Rubino e si fermavano per scoprire le ultime tendenze della moda. Nonostante le difficoltà e le mille battaglie per tutelare corso della Libertà, la commerciante era sempre lì a combattere con grinta e determinazione. Ma l’avventura si è arenata e così la Rubino ha deciso di chiudere i battenti. Come hanno fatto tante altre attività lungo la stessa strada nel centro della città.
«Flash era stato aperto trentotto anni fa e da diciassette lo gestivo io», ha raccontato con rammarico la commerciante, «ho iniziato a lavorare lì a quindici anni, quando tutti andavano a scuola io ero già nel negozio a vendere maglie e jeans. Sono andata avanti lottando con le unghie e con i denti, ma gli ultimi due anni sono stati catastrofici. Non mi è rimasto altro da fare che chiudere. Ho 33 anni e devo pensare ad andare avanti».
“Flash” era uno dei negozi protagonisti di corso della Libertà. Dall’incrocio con via Corradini, fino alla stazione ferroviaria, la strada era una sorta di “salotto” della città. L’attualità è differente: trionfano i cartelli “affittasi” o “vendesi” su gran parte delle vetrine.
«Il centro di Avezzano è morto», ha continuato la Rubino, «che dovevo restare a fare se ogni mese chiudeva un negozio? È tutto trascurato, in abbandono, a nessuno interessa una delle strade principali della città. Sono due anni che non si tagliano gli alberi, i marciapiedi sono pieni di buche, le aiuole sono malridotte. I vigili passano solo per fare le multe. Il nostro centro l’hanno voluto far morire e ora è normale che tutti si spostano nella zona commerciale alle porte della città. Perché i clienti devono frequentare il centro e passeggiare tra le vetrine chiuse?».
La Rubino, che era stata anche tra le promotrici del Comitato per il “no” all’isola pedonale permanente e al famoso progetto di riqualificazione lanciato dalla giunta Floris, spesso si ritrovava con gli amici fuori dal negozio e tra un cliente e l’altro si intratteneva con loro per una chiacchierata. La panchina, sempre piena di ragazzi, adesso è vuota.
«A malincuore me ne sono andata da lì dentro perché c’ho buttato una vita», ha evidenziato la giovane, «sono diventata dipendente di un altro negozio, devo pur sempre mangiare. Se la situazione dovesse migliorare sarei pronta a riaprire il negozio. Ma purtroppo, adesso, con l’affitto e le tasse da pagare non ce la facevo più. La parte alta di corso della Libertà è ancora viva perché forse gli affitti costano anche un po’ di meno, ma la zona adiacente a via Corradini e a piazza Risorgimento è del tutto morta e nessuno fa o dice niente». Tante sono state le manifestazioni di solidarietà che la commerciante ha ricevuto dai suoi clienti e da quanti la conoscono per la sua decennale attività.
«Ho ricevuto tante telefonate», ha concluso la Rubino, «i clienti mi hanno detto che ha chiuso un pezzo di storia della città, ho lasciato quella panchina morta, senza più nessuno. Se ci davano una mano corso della Libertà poteva ancora vivere, ma così non è stato».
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