Chiusi 60 negozi nei primi sette mesi: il centro si svuota

26 Agosto 2020

L’arrivo delle sedi elettorali nei locali fa riesplodere il caso Confcommercio e Confesercenti: «Svolta su fisco e lavoro»

AVEZZANO. Solo la febbre elettorale, con l’apertura delle sedi dei candidati a sindaco o a consigliere, ha fatto “rialzare” qualche serranda in città. Per il resto tanti locali chiusi. Perché la crisi economica, aggravata dalla pandemia del Covid, ha assestato un durissimo colpo alle attività commerciali, soprattutto in centro: nell’arco dei primi 7 mesi del 2020 ben 60 attività hanno chiuso i battenti. Per sempre.
Stando ai dati forniti dal Comune, a gennaio hanno chiuso 20 attività, 6 il mese successivo, 10 a marzo, aprile 3, maggio 1, giugno 8 e luglio 12.
Ma il peggio potrebbe non essere ancora arrivato: sono tanti, infatti, i commercianti che stanno tirando la cinghia nella speranza di ripartire, ma le premesse non lasciano spazio alla speranza. E non sarà certo il “mercato elettorale”, con gli affitti di uno o due mesi, a risolvere il problema che rischia di produrre effetti a catena. Una bella gatta da pelare per i nuovi amministratori.
Confcommercio e Confesercenti, che insieme alle altre associazioni di categoria stanno elaborando un documento da sottoporre ai candidati, sono pronte a collaborare o dare battaglia agli amministratori che avranno l’onore e l’onere di declinare le promesse elettorali in fatti concreti.
«Per fermare la desertificazione del centro», avverte Giuliano Montaldi, presidente di Confcommercio, «occorre un piano condiviso che metta insieme una profonda rigenerazione urbana con un sistema di politiche fiscali mirate a sostenere le attività commerciali, dove operano e lavorano centinaia di persone. Il momento di estrema difficoltà del commercio, aggravato dalla grave emergenza sanitaria, sta dando la mazzata finale a tante attività. Urge una svolta vera».
L’emergenza del settore commercio, però, abbraccia l’intero Paese: Confesercenti, quindi, oltre all’amministrazione locale chiama in causa il governo. «Purtroppo», sostiene Carlo Rossi, responsabile delle sedi di Confesercenti Abruzzo in provincia dell’Aquila, «i dati sulle chiusure rischiano di peggiorare ulteriormente, in vista dell’autunno, anche al netto di nuovi lockdown. Quello che sta accadendo ad Avezzano, come nel resto d’Italia, è un colpo senza precedenti al lavoro autonomo, che avrà conseguenze anche sul lavoro dipendente. Oltre alle attività già chiuse pure tra quelle che proveranno a resistere, almeno la metà avranno la necessità di ridurre il personale. Auspichiamo che il governo attui le riforme che il nostro Paese ha sempre rimandato: sistema fiscale e lavoro. Speriamo che pure la futura governance della città sia capace di fare la sua parte. Serve uno scatto in avanti. Bisogna passare da un’ottica di emergenza e gestione dell’ordinario a una di rilancio. La desertificazione commerciale non è un problema dei soli commercianti», conclude Rossi, «ma di tutti, in quanto contribuisce al degrado delle città che, spesso, sfocia in un aumento di insicurezza e di criminalità. Alla nuova amministrazione chiederemo di istituire un confronto permanente con le associazioni datoriali, per pianificare insieme lo sviluppo economico e sociale dei prossimi anni della città, partendo dalla giusta integrazione tra imprese di vicinato e tessuto urbano».