«Cialente dimentica le vittime del sisma»

9 Settembre 2014

Vittorini (consigliere comunale dell’Aquila che vogliamo): «Il sindaco ora deve riparare»

L’AQUILA. Vincenzo Vittorini, capogruppo dell’«Aquila che vogliamo», ha scritto una riflessione sul tema: «Perdono e giustizia: a chi?»

«Nel discorso della Perdonanza e nelle comunicazioni a ridosso dell’evento», scrive Vittorini, «il sindaco ha pronunciato, a nome dei cittadini, parole perentorie che determinano prese di posizione importanti in relazione a quanto avvenuto a ridosso del sisma. Pur non facendo apertamente nomi, ha lasciato intendere quasi esplicitamente chi fossero i destinatari degli strali che, sempre a nome degli aquilani, ha lanciato prima di parlare di perdono e giustizia. Ora, a celebrazioni e feste concluse, proprio per l’importanza delle dichiarazioni fatte, è necessario un chiarimento ai cittadini che legittimamente hanno visto prendere posizione a proprio nome dal rappresentante eletto. Questo chiarimento, da noi sollecitato in consiglio comunale, non è stato fornito dal sindaco, che pure aveva espresso il desiderio di farlo, poiché sconsigliato dal presidente dell’assise nonché suo avvocato di fiducia. Vero è che ciò avrebbe richiesto un’eccezione alle regole, ma vero è pure che tali eccezioni non sono certo uniche e forse neanche rare. Fatto sta che l’avvocato/presidente Benedetti ha dissuaso il sindaco/assistito Cialente, cosicché il dubbio resta: a chi si riferisce il sindaco a nome dei cittadini quando dice “La comunità aquilana, dunque, vuole e può perdonare. (…) Perdonare chi, per la prima volta nella nostra storia, ci ha mosso accuse gravissime gettando fango sulla nostra dignità e sulla nostra sofferenza?”. Chiarendo chi fosse il destinatario di questa frase sarebbe possibile avere contezza del tutto e quindi poter perdonare. Ecco che questo chiarimento è una condizione irrinunciabile rispetto all’impegno assunto a nome dei cittadini. Ci domandiamo se il sindaco, chiedendo giustizia, ha dimenticato qualcuno nel suo puntuale elenco: “Siamo pronti a perdonare, sì, ma vogliamo anche giustizia per questa città che, troppo spesso, è stata abbandonata a se stessa, per le migliaia di famiglie ridotte alla fame, per la nostra immagine di gente che si è rimboccata le maniche, per quanti stanno lavorando alla ricostruzione con fatica quotidiana, assumendosi enormi responsabilità e supplendo alle lacune di un sistema Paese sempre più distratto. Giustizia per le contraddizioni di una burocrazia impietosa”. E le vittime del terremoto? E i loro familiari? Non c’è posto per loro? Probabilmente si tratta di una dimenticanza. Vorremmo dare al sindaco la possibilità di riparare. Quella possibilità che l’avvocato gli ha negato».