Cialente e Pezzopane «Appello alla città per la mobilitazione»

6 Ottobre 2018

L’AQUILA. È un appello alla mobilitazione, quello lanciato da Massimo Cialente e Stefania Pezzopane. «L'Aquila è uscita dall'agenda politica del Paese», ha esordito la deputata Dem, mostrando il...

L’AQUILA. È un appello alla mobilitazione, quello lanciato da Massimo Cialente e Stefania Pezzopane. «L'Aquila è uscita dall'agenda politica del Paese», ha esordito la deputata Dem, mostrando il faldone del decreto Genova, in cui del capoluogo abruzzese non c'è traccia. «Da quando il governo si è insediato, constatiamo un allontanamento costante dalle necessità del cratere sismico 2009. Per confezionare il decreto su Genova ci sono voluti 44 giorni, un fatto senza precedenti», ha evidenziato Pezzopane, «ma il punto è che sono state inserite emergenze come Ischia, il Centro Italia, ma non una sola parola sull'Aquila, nonostante le promesse di intervento. Continuerò a porre in evidenza le questioni che riguardano la nostra città, ma accanto alla battaglia in sede parlamentare ci deve essere una mobilitazione collettiva degli aquilani, per scongiurare ulteriori rallentamenti. Il prossimo anno sarà il decennale del sisma: meritiamo che venga concluso un percorso normativo importante».. EMERGENZE IRRISOLTE. Uno dietro l'altro, scorre l'elenco dei problemi irrisolti: le tasse sospese dopo il sisma, la cui proroga scadrà a fine anno, «ma si dovrebbe lavorare da subito sulla norma nazionale, in vista della trattativa con l'Ue», dice Pezzopane. Il personale Ripam e i precari fuori cratere, la questione dei bilanci con le minori entrate e le maggiori uscite dovute al sisma, «che va rimessa in pari».
E ancora, la proroga di appena un mese del capo della struttura tecnica di missione, Giampiero Marchesi, e la latitanza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti, «al quale abbiamo chiesto, senza esito, un incontro», prosegue, «la ricostruzione subisce continui rallentamenti, mentre i fondi Cipe sono fermi perché non c'è nessuno che firma».
SPENTO IL FARO. «Abbiamo fatto tanto per L'Aquila, ma c'è ancora tantissimo da fare», il commento dell'ex sindaco, Massimo Cialente, «la città necessita di una manutenzione continua e il governo che fa? Spegne i riflettori. Invito gli aquilani alla mobilitazione e lo faccio in virtù di quanto mi sono speso in otto anni di mandato per questa città, su cui è sceso un effetto soporifero».
BIONDI NON PERVENUTO. «Biondi è persona stimabile, per carità», dice Cialente, «ma superato San Rocco, nessuno lo conosce, come anche il deputato Luigi D’Eramo. Cosa stanno facendo per L'Aquila questo sindaco e questa giuntarella? Biondi, in queste ore drammatiche, pensava solo a lasciare la poltrona di sindaco per altri lidi. Non vi è alternativa se non scendere in piazza: io ho tolto la fascia per difendere la mia terra, abbiamo imbracciato le carriole, ammainato il tricolore ed esposto la bandiera nero-verde. È ora di tornare alla lotta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA