Cialente racconta la città cambiata agli aspiranti registi
L’AQUILA. Conoscere L’Aquila e capire come il proprio lavoro può essere utile alla città. Da queste intenzioni nascono gli incontri organizzati dal Centro sperimentale di cinematografia della sede...
L’AQUILA. Conoscere L’Aquila e capire come il proprio lavoro può essere utile alla città. Da queste intenzioni nascono gli incontri organizzati dal Centro sperimentale di cinematografia della sede dell’Aquila con eminenti rappresentanti della cultura e delle istituzioni locali.
Ieri l’appuntamento con il sindaco Massimo Cialente. Di fronte a lui gli studenti del corso di base di accesso al primo anno di «reportage audiovisivo», a condurre l’incontro il direttore accademico, di recente nomina, il regista Daniele Segre. Sono in tutto 26 gli studenti della sede aquilana, distribuiti nei tre anni di corso e quasi tutti arrivano da fuori L’Aquila. Guidato da Segre, Cialente ha ripercorso L’Aquila come era prima del sisma, le sue origini, la sua identità culturale, i problemi e le prospettive del dopo sisma. Ha ricordato momenti cruciali dell’attuale storia, la decisione della costruzione delle 19 aree del Progetto Case e ha annunciato che il governo interverrà con risorse, ancora da definire, per il personale chiamato ad occuparsi della manutenzione. Ha snocciolato dati, mettendone alcuni a fuoco: «Seicento dei nuovi nati, un quarto del totale, sono stranieri. Oggi dobbiamo impostare vere politiche di integrazione e se facciamo bene, tra vent’anni, L’Aquila sarà una città attraente, piena di giovani e di nuovi stimoli. Se sbagliamo tutto, invece, ci troveremo una città divisa in bande xenofobe».
Cialente ha poi voluto ribadire i punti fondamentali della sua politica: «La formazione e l’alta formazione, il turismo e l’industria pulita. E su tutti c’è la cultura».
Segre ha guidato Cialente fino a chiedergli: «Chi sono gli aquilani?». E Cialente, raccontando la nascita dell’Aquila, ha spiegato: «Portano con sé la loro storia, gli aquilani sono individualisti e di fondo c’è anche molta litigiosità. L’Aquila è la città di quelli che, visto al bar un emigrante che tornava a casa, dicevano “temé quissu”, manca iniziativa imprenditoriale e capacità di rischio. Ma forse i giovani stanno cambiando».
Tra i ragazzi, però, l’impressione è diversa, come racconta una studentessa: «Ho trovato gli aquilani piuttosto affabili, aperti, molto diversi da come li ha descritti il primo cittadino».
Un altro studente ha sottolineato come incontrando gli universitari ha capito che molti scelgono L’Aquila solo per le agevolazioni fiscali e Cialente ha spiegato: «Mi sono arrabbiato quando la rettrice Paola Inverardi non ha fatto nulla per evitare la reintroduzione delle tasse. Non ne ha parlato con nessuno, ma oggi – a fronte del ritorno al pagamento delle tasse– ènecessario dare risposte. Io faccio la mia parte per quel che concerne i servizi, ma l’Università aquilana non può essere al 61esimo posto tra quelle italiane».
Barbara Bologna
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