Ciciotti e Marianetti, i motivi del Riesame

27 Aprile 2021

Inchiesta di Celano, le misure restrittive revocate perché i due indagati «non possono reiterare i reati»

CELANO. Non sarebbero più in grado di inquinare le prove al Comune di Celano perché non sono più in carica e perché è passato troppo tempo dall’indagine. Quindi le misure restrittive non hanno più motivo di restare in vigore. Però, allo stesso tempo, ci sarebbero gravi indizi di colpevolezza legati, piuttosto che alle sole intercettazioni, soprattutto ai documenti sequestrati e in possesso degli inquirenti. Sono queste, in sintesi, le motivazioni che hanno portato il tribunale del Riesame dell’Aquila, chiamato a pronunciarsi nell'ambito dell’inchiesta sugli appalti al Comune di Celano, a revocare le misure cautelari nei confronti degli ex amministratori Barbara Marianetti, che si è dimessa dalla carica di assessore, ed Ezio Ciciotti, che non si è ricandidato alle ultime elezioni. Secondo i giudici del Riesame, per la Marianetti, «sussistono i gravi indizi di colpevolezza». In particolare, poiché dalle intercettazioni emergerebbe che «Marianetti, consigliere comunale con delega allo Sport, aveva già deciso, al di fuori di ogni procedura di selezione pubblica del contraente, di affidare i lavori relativi allo stadio comunale “Fabio Piccone” all’impresa di Vincenzo Santilli e si era accordata in tal senso con Filippo Piccone». Riguardo alle esigenze cautelari, per il Riesame non emerge un’adeguata motivazione dell’efficacia della misura dell’obbligo di firma, che non servirebbe a evitare un eventuale «pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato». Secondo i giudici, non si capisce in che modo «l’obbligo di presentazione alla pg possa impedire questi reati svolti esclusivamente durante l’esercizio delle funzioni pubbliche attribuite all’indagata». Per tale motivo l'ordinanza è stata annullata. Per lo stesso motivo è stata annullata l’ordinanza nei confronti di Ciciotti che, non essendo in carica non potrebbe né reiterare i reati né inquinare le prove. E oltretutto l’obbligo di firma non cambierebbe nulla. Anche nei suoi confronti, però, il Riesame ha rilevato «gravi indizi di colpevolezza». In particolare, per la delibera riguardante il premio letterario intitolato a Vittoriano Esposito, «da una email del 20 settembre 2017, dalla locandina sul sito della Edizioni Croce e dalle intercettazioni riportate nell’ordinanza emerge con chiarezza che la delibera, sottoscritta da Ciciotti, quale vicesindaco, e da Giampiero Attili quale segretario comunale, non poteva essere stata approvata il 9 settembre 2017. E infatti dalle acquisizioni documentali dei carabinieri è emerso che la delibera è stata poi pubblicata il 4 ottobre 2017». (p.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.