Ciclista di Celano morto Indagata un’allevatrice

27 Luglio 2018

CASTELLAFIUME. Una donna iscritta nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo, per la morte di Cesidio Innocenzi, 54enne marsicano rimasto vittima di un incidente tra Castellafiume...

CASTELLAFIUME. Una donna iscritta nel registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo, per la morte di Cesidio Innocenzi, 54enne marsicano rimasto vittima di un incidente tra Castellafiume e Capistrello, dopo avere investito con la sua bici un animale vagante. Si tratta di un’imprenditrice del settore agrotecnico di Castellafiume, finita nel mirino della Procura di Avezzano dopo le indagini scientifiche dei carabinieri sui reperti raccolti dopo l’incidente mortale. Un accertamento al Reparto investigazioni scientifiche (Ris), disposto dalla Procura, è previsto il 31 luglio.
Nel pelo di alcuni bovini potrebbe esserci la soluzione alle cause che hanno portato alla tragedia. In queste settimane le indagini sulla morte del celanese, che era residente da anni ad Avezzano, non si sono fermate. Il marsicano lo scorso 25 maggio finì contro un bovino mentre percorreva la Provinciale 23. L’uomo morì il 30 maggio a causa delle gravi ferite riportate e a causa di alcune complicazioni su cui si sta cercando di fare chiarezza. Sulla morte dell’idraulico, con la passione per il ciclismo, stanno indagando i carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo per individuare il proprietario del bovino che non si è mai fatto avanti spontaneamente.
La bicicletta e il casco di Innocenzi sono stati posti sotto sequestro. Inoltre, nei giorni scorsi, sono stati effettuati prelievi di Dna in diversi allevamenti bovini della zona tra i comuni di Capistrello, Castellafiume e Cappadocia. Il reparto scientifico dei carabinieri ha effettuato analisi sulla bici e sul casco della vittima per estrarre tracce di Dna animale appartenente al bovino in questione. La traccia genetica sarà comparata nelle prossime ore con i peli prelevati al primo campione di vitelli che ha riguardato una ventina di esemplari. L’allevatrice è difesa dagli avvocati Luca e Pasquale Motta.
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