Cimiteri senza manutenzione dalla città alle frazioni

10 Febbraio 2016

L’AQUILA. Il cimitero monumentale che nei giorni di maltempo si trasforma, in alcune aree, in una palude e anche raggiungere una tomba diventa una vera impresa. E poi il degrado e l’abbandono in cui...

L’AQUILA. Il cimitero monumentale che nei giorni di maltempo si trasforma, in alcune aree, in una palude e anche raggiungere una tomba diventa una vera impresa. E poi il degrado e l’abbandono in cui versano i cimiteri delle frazioni. A documentare la situazione è Isabella Benedetti, sottolineando come il cimitero sia lo specchio di una città e ne costituisca l’humus culturale e la memoria storica. Desolante lo scenario denunciato dagli abitanti di Roio, dove «la chiesa adiacente il camposanto, significativamente danneggiata dal terremoto, è stata solo parzialmente ristrutturata e i lavori, già da tempo sospesi per mancanza di fondi, non sembra verranno ripresi a breve. Le mura perimetrali mostrano squarci e lesioni, che a stento una grossolana messa in sicurezza riesce ancora a contenere. All’interno», sottolinea Benedetti, «lo scenario mortifica la vista di qualsiasi visitatore. Ovunque si scorgono loculi aperti, ricovero notturno di animali randagi, cumuli di lapidi frantumate mai rimosse, tombe a terra danneggiate dalle radici dei pini, mai potati e pericolanti. Disordine e sporcizia denunciano uno stato di inciviltà da terzo mondo. La promessa, fino a oggi disattesa, della realizzazione di nuovi loculi, comporta l’estumulazione delle tombe a terra anche prima dei previsti termini di legge, per far fronte alle emergenze immantinenti. Gli abitanti delle frazioni di Roio lamentano la scarsa illuminazione che, soprattutto nel periodo invernale, quando le giornate sono brevi, rende ancora più difficile e penosa la sepoltura dei morti. Si spera che le autorità preposte e gli uffici competenti provvedano a porre rimedio a queste situazioni di assoluto degrado». Infine una riflessione: «La ricostruzione post-terremoto», aggiunge Benedetti, «deve vedere come priorità assoluta la sistemazione, la conservazione e la valorizzazione dei cimiteri. Una collettività, privata dal terremoto di affetti, di beni, di una vita “normale”, deve almeno conservare la dignità del culto dei morti. Quando si entra in un cimitero per visitare un proprio caro defunto, si vive un’esperienza particolare, carica di significato, che sollecita la profonda sfera emotiva: c’è ricerca della propria identità, delle proprie origini, più semplicemente, l’uomo moderno, piegato a un’esistenza frettolosa, medita sul significato e valore della vita lì dove il tempo è immobile».

Romana Scopano

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