Cinghiale manda in ospedale un agricoltore

21 Novembre 2014

OFENA. Cinghiale «pratico» di corrente elettrica aggredisce agricoltore di Ofena e lo manda in ospedale. Il singolare episodio viene riferito dall’allevatore Dino Rossi del Cospa. «Era andato a...

OFENA. Cinghiale «pratico» di corrente elettrica aggredisce agricoltore di Ofena e lo manda in ospedale. Il singolare episodio viene riferito dall’allevatore Dino Rossi del Cospa.

«Era andato a controllare il campo di mais, Dino Di Renzo, allevatore di Ofena, per vedere la maturità del prodotto per poi programmare il raccolto, quando è stato aggredito da un cinghiale di grossa taglia intrufolatosi nel campo nonostante la recinzione elettrica. L’agricoltore, incuriosito dall’abbaiare del cane, si è avvicinato e si è visto il cinghiale che gli si è scagliato contro come una catapulta, caricandolo a testa bassa e causandogli danni in varie parti del corpo. La fortuna ha voluto che tutto si sia svolto a pochi metri dal suo operaio che è subito intervenuto, avendo con sé una grossa ascia con la quale ha spaventato il cinghiale che si è dileguato nuovamente nel campo, facendo perdere le sue tracce».

L’agricoltore è stato trasportato subito al pronto soccorso dell’ospedale di Popoli, da dove è uscito con una prognosi di 7 giorni con ferite alla coscia e al dito di una mano.

«Successivamente», prosegue Rossi, «sono intervenuti alcuni cacciatori della zona e anche uno di loro ha avuto la stessa sorte dell’agricoltore, essendo stato caricato dall’animale riportando ferite. Il cacciatore era entrato nel campo con il cane per stanare l’animale senza l’arma, ritenendo pericoloso sparare dentro il campo coperto dalle piante di mais. Poi c’è stato l’intervento del suo collega che ha freddato l’animale con un colpo alla testa. Gli agricoltori non ce la fanno più, continuano a ricevere danni che a stento vengono ripagati e la politica resta a guardare». Lo stesso Rossi la scorsa estate ha avuto un incontro ravvicinato con un cinghiale. «Non siamo più padroni dei nostri terreni e dei nostri raccolti: è ora di finirla», chiosa Rossi.