Cinghiali, coro di sì per gli abbattimenti

8 Ottobre 2017

Fa discutere la decisione del Parco Gran Sasso dopo le proteste degli agricoltori. Ma c’è chi dissente

L’AQUILA. Una notizia che non è passata inosservata, quella della decisione presa dal Parco Gran Sasso-Laga per affrontare l’emergenza cinghiali nel comune di Santo Stefano di Sessanio. L’ente ha infatti autorizzato, già a partire dal mese in corso, l’abbattimento selettivo degli animali, che stanno devastando le colture della zona, mettendo a serio rischio soprattutto la produzione della rinomata lenticchia di Santo Stefano, presidio Slow Food.
Il popolo del web, intervenuto in massa sulla pagina Facebook del Centro, ha per la maggior parte apprezzato il provvedimento e nei commenti si sottolineano i danni che il proliferare di ungulati provoca alle colture e agli agricoltori locali. Ma anche alle attività commerciali e turistiche, come accaduto nel borgo mediceo, dove i branchi di cinghiali stazionano davanti al laghetto e alla vicina struttura ricettiva.
Meno numerose le considerazioni di chi invece ritiene l’abbattimento un atto eccessivo e di chi si schiera a favore della tutela della specie. Scorrendo i post emerge comunque che il problema è molto sentito e diffuso su tutto il territorio regionale.
Soddisfazione è stata espressa dal comitato #SaveGranSasso e dall’associazione Progetto Montagna, che nei mesi scorsi, dopo la denuncia dell’Associazione produttori lenticchia di Santo Stefano, avevano lanciato sul web la campagna #Savelalenticchia, ottenendo un grande riscontro. «La lenticchia e i coltivatori», afferma Fausto Tatone, promotore dell’iniziativa, «hanno ottenuto la giusta attenzione. Ora speriamo si proceda velocemente. Noi restiamo accanto ai territori montani dimenticati».
Ad annunciare la decisione del Parco è stato il presidente dell’Associazione produttori lenticchia di Santo Stefano Ettore Ciarrocca, che ha partecipato alla riunione del consiglio direttivo dell’ente, in cui il presidente Tommaso Navarra ha dato il via libera agli abbattimenti. Quest’anno la produzione del legume è scesa del 50%, a causa del sovrappopolamento dei cinghiali, che non solo distruggono le coltivazioni con il loro passaggio, ma hanno anche cambiato le abitudini alimentari, arrivando a cibarsi delle piante di lenticchie: l’aumento dei branchi è dovuto alla siccità, ma anche alla scelta del Parco di recintare le pozze d’acqua e al fatto che la Provincia abbia aperto la caccia nei comuni limitrofi.(r.s.)
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