Cinghiali, il Parco apre alla filiera

21 Febbraio 2016

Incontro tecnico per fronteggiare l’emergenza. Gli agricoltori: «Per noi solo danni, ad altri i guadagni»

L’AQUILA. Un partenariato locale su quella che potrebbe diventare una vera e propria “filiera del cinghiale”, e trasformare così un problema in occasione di sviluppo per il territorio.

È su questa idea che nella sede di Assergi del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, si è tenuta una riunione tecnica sull’emergenza cinghiali. L’incontro era finalizzato ad attuare le disposizioni per il contenimento della diffusione degli ungulati nelle aree protette e vulnerabili, così come prevede il collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016. Oltre alle associazioni di categoria del mondo agricolo, hanno partecipato coltivatori ed esperti interessati ad attivare un partenariato territoriale sulla filiera del cinghiale, previsto nel nuovo Piano di sviluppo rurale «che veda i Comuni interessati a superare questa fase critica», si legge in una nota del Parco, «consapevoli che la gestione di una specie quale il cinghiale debba necessariamente realizzarsi attraverso una pianificazione di ampio respiro, come già attivato dal tavolo istituzionale presso l’Ente convocato per la prossima settimana».

Il direttore del Parco, Domenico Nicoletti, che nei prossimi giorni incontrerà i Comuni maggiormente interessati e le Asl, ha annunciato di voler fare il punto della situazione anche con gli Ambiti territoriali di caccia che nel passato hanno avuto un ruolo rilevante nell’immissione della specie a fini venatori, e ha aggiunto che «il dialogo e il confronto con i coltivatori e gli operatori del territorio, compreso il mondo venatorio, risulta in questa fase indispensabile e urgente per trovare forme di cooperazione che affrontino con concretezza il problema, in modo da trasformare questa rilevante emergenza da problema a risorsa per il territorio».

Nel frattempo gli agricoltori sono tornati a lamentarsi per la cattura di alcuni esemplari di cinghiale, che sarebbero stati inviati a Scandicci per rifornire le locali aziende faunistico-venatorie, o per essere destinati alla macellazione. «È una beffa», sostengono. «Per noi solo danni, per altri solo guadagni ». (a.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA