Cinquecento davanti all’Emiciclo Gli agricoltori: «Troppi cinghiali»

28 Maggio 2022

Sindaci, allevatori e coltivatori in campo contro il proliferare della fauna selvatica su tutto il territorio All’iniziativa di Coldiretti aderiscono anche altre sigle. «E ora c’è il pericolo della peste suina africana»

L’AQUILA. Circa 500 agricoltori e allevatori di Coldiretti Abruzzo hanno protestato con bandiere e striscioni davanti a Palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale all’Aquila, per dire «stop ai cinghiali» che solo in Abruzzo, secondo una stima, superano i centomila esemplari. Oltre che per denunciare l’invasione dei cinghiali nelle città e nelle campagne, gli imprenditori puntano il dito anche sulla «ultima emergenza» rappresentata dalla peste suina africana.
le richieste
I manifestanti chiedono alla politica un intervento risolutivo. «I cinghiali, sotto gli occhi di tutti, invadono città e campagne da Nord a Sud dell’Italia, in Abruzzo superano ampiamente i centomila esemplari», spiega in una nota Coldiretti Abruzzo. «La nuova manifestazione, l’ultima lo scorso 8 luglio nella stessa piazza, mira a sensibilizzare, coinvolgere ma, soprattutto, ribadire con fermezza che la situazione è al collasso per imprese e cittadini e anche per evidenziare l’ultima emergenza relativa alla peste suina africana che provoca allarme e preoccupazione. I branchi di selvatici, non solo cinghiali, si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone». Sul palco allestito per l’occasione sono saliti il presidente di Coldiretti Abruzzo Silvano Di Primio e i presidenti delle federazioni provinciali per «testimoniare il disagio e le problematiche connesse al proliferare dei selvatici». Alla manifestazione di ieri hanno aderito anche alcuni esponenti dell’Associazione per la cultura rurale fondata da Dino Rossi. «Il problema dei cinghiali si sarebbe dovuto affrontare, da parte delle autorità, molto tempo prima di adesso. Si parla, infatti, del pericolo rappresentato dalla peste suina, ma questi animali ormai hanno invaso l’intero territorio nazionale. Con tre mesi di caccia, poi, non è che si risolva molto in quanto in Abruzzo, ad esempio, la gran parte del territorio è ricompresa nell’ambito di aree protette, tra parchi e riserve naturali: l’area cacciabile non esiste più. Anche se la caccia è aperta per tre mesi all’anno, in realtà si tratta di 36 giorni di caccia: tre volte alla settimana. Quindi il fenomeno non si riesce ad arrestare perché le zone protette fungono da serbatoio per questi animali. Temiamo per il pericolo della peste suina che può raggiungere le nostre zone attraverso i territori del Reatino limitrofi alle aree protette».
le reazioni
«Ho partecipato alla mobilitazione per esprimere una vicinanza dovuta agli agricoltori, perché stanno aspettando da mesi una risposta e delle misure per tutelare campi, raccolti, lavoro dai danni della fauna selvatica che la Regione non ha dato». Lo ha affermato il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Silvio Paolucci, intervenuto alla manifestazione della Coldiretti. «Come centrosinistra avevamo proposto delle modifiche alla legge regionale 10 del 2004, condivise con la Coldiretti e le organizzazioni di categoria che avrebbe consentito un controllo più sostanziale sulla specie, ma sono state bocciate. In 38 mesi di governo non abbiamo visto andare in onda una politica efficace e condivisa per il settore per questa e altre priorità».(e.n.)
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