Cittadinanza a Letta, la commissione si divide

I consiglieri informati dalla stampa, l’opposizione mette nel mirino Tinari e il sindaco Cerimonia già fissata per venerdì, ma manca l’unanimità. Masciocco (Art. 1) vota no
L’AQUILA. Un pasticcio istituzionale. Si può riassumere così la vicenda del conferimento della cittadinanza onoraria a Gianni Letta, approdata ieri in commissione Affari istituzionali dove non c’è stato un voto unanime. Il conferimento della cittadinanza all’ex sottosegretario del governo Berlusconi, era stato annunciato nei giorni scorsi dal sindaco Pierluigi Biondi e dal presidente del consiglio comunale Roberto Tinari che avevano anche aggiunto di aver convocato per venerdì prossimo il consiglio proprio per votare il via libera alla proposta.
Biondi e Tinari avevano poi dichiarato di «esser fieri di tributare la prestigiosa onorificenza a Gianni Letta, amico della città dell’Aquila». Tutto bene, anzi no, considerato che tra i consiglieri comunali c’è stato chi ha appreso solo da quel comunicato stampa che il Comune intendeva conferire la cittadinanza onoraria a Letta. Cosa questa emersa in modo chiaro ieri mattina nel corso della riunione della commissione che avrebbe dovuto esprimersi in modo unitario. Ma così non è stato. A scoccare le prime frecce all’indirizzo del presidente Tinari e del vicesindaco Guido Quintino Liris, lì in sostituzione del primo cittadino, è stato il consigliere Giustino Masciocco (Articolo 1), il quale ha puntato il dito contro i modi utilizzati. «I consiglieri comunali non hanno mai discusso del conferimento della cittadinanza onoraria a Letta», ha tuonato Masciocco. «Questa non è cosa che si può fare senza un processo di condivisione in città e chi lo fa si assume la responsabilità di sottoporre un uomo come Letta a un “carnaio politico”». Un primo affondo, poi quello altrettanto duro di Lelio De Santis: «Qui non è in discussione la figura di Letta, cui riconosco l’impegno e la qualità del lavoro svolto per L’Aquila, ma non si può arrivare in commissione a decisione già annunciata». Chiaro l’atto di accusa nei confronti del presidente del consiglio «che avrebbe dovuto riunire la conferenza dei capigruppo per arrivare a una proposta unanime e condivisa». E non è servito a far tornare indietro i consiglieri il “mea culpa” recitato da Tinari. Il presidente della commissione Taranta ha sospeso la seduta per qualche minuto. Ma anche questo non ha prodotto un voto unanime. Così, assenti Carla Cimoroni (la Coalizione Sociale è contraria «nel merito e nel metodo», e lo spiegherà nelle prossime ore), e Stefano Albano (Pd), con Angelo Mancini (L’Aquila sicurezza e lavoro) deciso a non partecipare al voto, Masciocco (Articolo 1) ha detto no, mentre Elisabetta Vicini (Democratici e socialisti) si è astenuta. A questo punto resta da vedere cosa accadrà venerdì in aula. Ma lo sfregio istituzionale nei confronti di Letta si è già consumato. Tutto per un’incredibile “faciloneria” .
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