Cittadinanza a Segre, il caso «Biondi cancella il fascismo»

28 Ottobre 2021

Centrosinistra e movimenti all’attacco sul contenuto della delibera del sindaco L’Anpi insorge: «La senatrice vittima delle leggi razziali, di cui non c’è traccia»

L’AQUILA. Non c’è traccia della parola fascismo nella delibera di giunta che accompagna l’attribuzione della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre. Insorgono l’Anpi, le opposizioni e i movimenti della galassia antifascista (nell’articolo a fianco).
IL DOCUMENTO
«Per assegnarle la cittadinanza sarebbe stata sufficiente la motivazione più breve, più semplice e più bella. Bastava scrivere: vista la Costituzione della Repubblica italiana frutto della guerra di Liberazione dal nazi-fascismo e fondata sui valori di pace, libertà, eguaglianza e giustizia sociale; richiamate le motivazioni con cui il Presidente della Repubblica la nomina Senatrice a vita; si conferisce la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, vittima delle leggi razziali del fascismo emanate in Italia nel 1938, prigioniera nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, testimone vivente degli orrori della Shoah perché la storia non cada nell’oblio. E invece», scrivono l’Anpi, gli esponenti di centrosinistra e i movimenti, «il sindaco, nonostante il consiglio comunale avesse già approvato una mozione il 12 febbraio 2020, ha deciso di scrivere una nuova, incomprensibile delibera. Nelle 9 pagine del provvedimento sembra che non si stia parlando della storia d’Italia, della guerra, dello sterminio degli Ebrei, delle Leggi razziali del fascismo che condannarono la Segre bambina a una feroce prigionia a cui è miracolosamente scampata e condannarono con lei migliaia di persone – ebrei, rom, oppositori politici, omosessuali, disabili – alla tortura e alla morte. Non esistono campi di concentramento, la violenza, la fame a cui il ventennio costrinse gli italiani. Si parla vagamente e ipocritamente di “regimi totalitari” europei, si citano prevalentemente i crimini del comunismo e quasi di passaggio quelli del nazismo. E mai – mai – si nomina il fascismo, il regime responsabile delle sofferenze della Segre, la pagina più vergognosa, vile e crudele di cui l’Italia si è macchiata nella sua storia. L’assurda ricostruzione e l’alterazione della verità avviene a pochi giorni dal riemergere della violenza fascista che ha assaltato la sede della Cgil, richiamando alla memoria i fatti che anticiparono l’ascesa di Mussolini e la dittatura. Eppure, con indifferenza e a sfregio della circostanza che richiedeva ben altro rispetto per la figura di Segre, il sindaco vuol riscrivere la storia d’Italia e, tra negazionismo e revisionismo, ignora i crimini del fascismo (parola che proprio non riesce a pronunciare) e nella motivazione usa una formula che finisce per disconoscere la vita della Segre, la sua lunghissima silenziosa sofferenza e poi la sua scelta coraggiosa di raccontare la ferocia nazifascista. Un’onorificenza così solenne – che deve riconoscere il valore storico e umano di chi la riceve – spetta al consiglio che ha già votato una mozione e che l’ufficio di presidenza deve tradurre in atti d’intesa coi capigruppo: perciò la delibera è irricevibile anche sul piano procedurale. Il sindaco la ritiri: Liliana Segre, vittima del fascismo, è testimone dei valori di dignità, civiltà e umanità: ed è così che merita di essere onorata come cittadina dell’Aquila».