Città in lutto per il prof Romano: cerimonia d’addio all’Università

Si organizza una funzione laica e si valuta una struttura sicura: «Prevediamo grandissima affluenza» Continuano i messaggi di cordoglio e di ricordo: «Era un galantuomo dalle riconosciute doti umane»
L’AQUILA. L’Università, con i suoi docenti, i suoi dipendenti e i suoi studenti, si prepara a dare l’addio al professor Bernardino Romano, tragicamente scomparso nella giornata di venerdì a seguito di una caduta di decine di metri sul versante teramano del Gran Sasso.
In attesa del nulla osta da parte della magistratura, si sta lavorando a una cerimonia laica, con possibile sede proprio nell’Ateneo aquilano, per ricordare il 66enne ingegnere scomparso.
«Stiamo valutando quale possa essere la sede più appropriata in termini di sicurezza», dichiarano dall’Università, «ci aspettiamo una grandissima affluenza. Il professore era stimato e ben voluto da tutti».
Cerimonia che per tali ragioni potrebbe quindi tenersi non prima di domani.
Intanto, si moltiplicano i messaggi di cordoglio di studenti, colleghi e amici sulla pagina Facebook dell’Università degli studi dell’Aquila. Da chi lo ricorda come «un galantuomo» per le sue «riconosciute doti umane», a chi ne rimpiange «l’enorme contributo sul piano della ricerca scientifica», fino a quello di un utente che forse li riassume tutti: «Non eri un semplice professore, eri una guida e un amico». Tra i vari post, anche quello di vari rappresentanti politici e del mondo istituzionale, che lo ricordano «per la competenza e la passione apprezzate in occasione dell’istituzione dei parchi ed Ape Appennino Parco d’Europa».
A piangerne la dolorosa perdita anche il Wwf e il Cai Abruzzo, che hanno voluto manifestare vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che sono rimasti sgomenti per l’accaduto.
Professore ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica nel dipartimento di Ingegneria civile, edile-architettura e ambientale, Bernardino Romano era attentissimo alle tematiche legate all’ambiente, oltre che un grande appassionato di montagna, che conosceva benissimo e dove si recava spesso anche in solitaria per un’escursione.
Ed è stata proprio la sua passione per la montagna a tradirlo fatalmente venerdì scorso, quando probabilmente a causa del terreno friabile, sarebbe scivolato e poi precipitato. Un volo nel vuoto di decine di metri che non gli ha lasciato scampo e che ne ha reso particolarmente difficoltoso il recupero del corpo, ormai privo di vita, da parte del Soccorso alpino e speleologico. La Procura ha aperto l’inchiesta e sono in corso indagini per ricostruire al meglio quanto accaduto.
Il 66enne lascia la moglie Elena De Santis e la figlia Lucia, distrutte dal dolore. Ma è tutta l’Università dell’Aquila a perdere un grande uomo, prima ancora che un validissimo ricercatore.
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