Civita di Bagno, spunta l’idea di ricostruire la cattedrale

9 Febbraio 2018

De Paolis: perché non ristrutturare l’antico edificio di Forcona invece della chiesa? Ha un valore diverso perché risale al 1060 e fu anche sede di diocesi

Un'idea visionaria. Un progetto impossibile. Si potrebbe definire in tanti modi la proposta di ricostruire l'antica cattedrale di Forcona, i cui ruderi sono ben visibili lungo la strada statale 5 bis all'altezza della frazione di Civita di Bagno, a fianco alla chiesa edificata negli anni Trenta del secolo scorso e gravemente danneggiata dal sisma del 2009.
LA PROPOSTA. A lanciare il sasso nello stagno è l'ex consigliere comunale residente a Bagno Grande, Tonino De Paolis, che da anni si batte _ insieme alle associazioni locali, agli usi civici, al consiglio di partecipazione presieduto da Carmen Zonfa _ per valorizzare un territorio che oltre alla cattedrale vanta i resti di Forcona (città di epoca romana), palazzo Oliva (XVI secolo) sotto al quale ci sono antiche terme, laghi _ San Raniero e San Giovanni _ due gioiellini immersi negli splendidi paesaggi di monte Cagno nella catena del Velino Sirente. E poi chiese piccole e grandi che punteggiano i paesi che fanno parte del comprensorio di Bagno.
MILLE ANNI DI STORIA. L'idea sarebbe questa: abbattere e non ricostruire l'edificio sacro che ha meno di un secolo di storia e, invece, ricomporre, valorizzare e far tornare fruibile la cattedrale che, secondo fonti attendibili, è stata edificata mille anni fa, tra il 1060 e il 1077 dal vescovo dell'epoca, Raniero (poi fatto santo e oggi patrono di Civita di Bagno) e dedicata a San Massimo, uno di primi martiri cristiani ucciso nel III secolo a Fossa (all'epoca Aveia). Fu utilizzata fino alla metà del XIII secolo quando la sede vescovile fu trasferita all'Aquila nella città appena fondata. Ironia della storia anche il Duomo, distrutto il 6 aprile del 2009, oggi attende di rinascere dopo anni in cui le carte si sono impigliate fra norme confuse e cavilli burocratici che hanno impedito l'avvio del cantiere.
RESTI IMPONENTI. A Civita di Bagno, dell'antica cattedrale sono oggi visibili resti imponenti. Raccontano gli storici locali che nell'Ottocento, il periodo di massimo abbandono, fu utilizzata come cimitero e addirittura come discarica. Poi negli anni Settanta del secolo scorso la Soprintendenza sotto la guida di Mario Moretti (noto soprattutto per il restauro della basilica di Collemaggio) cercò di salvare il salvabile e furono riportati alla luce il presbiterio e la cripta . «Dai resti», si legge sul sito dell'Archeoclub, «si può dedurre che la chiesa era rettangolare, con l’interno a tre navate ad archi a tutto sesto retti da colonne scanalate; sulla parete sinistra una scala dava accesso a una cripta a tre navate, posta sotto il piano del presbiterio. La facciata esterna, che forse aveva un rosone centrale, presenta resti di una massiccia torre quadrata».
Quel lavoro di valorizzazione di quasi 50 anni fa in realtà ha portato pochissimi frutti dal punto di vista turistico. Dopo qualche mese di “entusiasmo” l'abbandono è tornato a farla da padrone. In questo periodo ci si può avvicinare a malapena, ma in primavera le sterpaglie avvolgono ogni cosa.
Tonino De Paolis da tempo cerca di tastare gli umori dei rappresentanti degli enti potenzialmente coinvolti in un'operazione di ricucitura in cui elementi antichi (ci sono ben visibili pietre scolpite e iscrizioni di epoca romana che furono smontate da altri siti e riutilizzate) dovrebbero fondersi necessariamente con elementi moderni. Una sfida architettonica di livello assoluto che forse spaventa un po', tanto che esperti e burocrati non sono andati al di là di qualche superficiale apprezzamento per la “bella idea”. Ma c'è poco da stupirsi visto che nel post-sisma sono mancate proprio le idee e le sfide visionarie (se si eccettua forse la riedificazione dell'antemurale di Porta Barete, operazione però gestita non benissimo e che si porta ancora dietro polemiche, ritardi, veleni).
LA RINASCITA. La rinascita della cattedrale di Forcona sarebbe solo il primo passo per realizzare un vero e proprio parco archeologico nell'ex Comune di Bagno. «Dopo il terremoto anche grazie alla soprintendenza a cui devo riconoscere grande impegno, abbiamo cercato di far conoscere al maggior numero di persone possibili l'area archeologica di Forcona che è sulla destra della statale per chi arriva dall'Aquila, abbiamo prodotto pubblicazioni, cercato di sensibilizzare le nuove generazioni con incontri nelle scuole», dice De Paolis, «ma sono convinto che solo un grande progetto di recupero e riutilizzo della cattedrale, che a quel punto diventerebbe la monumentale chiesa parrocchiale di Civita di Bagno, ci darebbe un'attenzione in grado di superare i confini locali».
Mentre lo dice, De Paolis è cosciente che la sua proposta al novanta per cento è destinata a rimanere tale. Bisognerebbe trovare prima di tutto un bel po' di soldi (quelli che si risparmierebbero dalla non ricostruzione dell'edificio sacro in uso fino al 2009 non sarebbero sufficienti), fare un concorso di idee, progettare. Ma più di tutto ci servirebbe il coraggio di affrontare una sfida che resterebbe negli Annali della città. Ma in giro di coraggio non se ne vede tanto.
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