Clinica San Raffaele, confermati tagli e stato di agitazione

SULMONA. Si chiude con un nulla di fatto l’ultimo incontro tra proprietà della clinica San Raffaele e sindacati, che sono tornati a proclamare lo stato di agitazione dei dipendenti. La vertenza è...
SULMONA. Si chiude con un nulla di fatto l’ultimo incontro tra proprietà della clinica San Raffaele e sindacati, che sono tornati a proclamare lo stato di agitazione dei dipendenti. La vertenza è scoppiata nei mesi scorsi, quando i vertici della struttura hanno annunciato 14 licenziamenti sui 92 lavoratori totali, per via del mancato adeguamento del budget regionale alle prestazioni svolte in regime di accreditamento. «I tempi siano ormai maturi per aprire un tavolo di confronto con il prossimo governo regionale, appena che si sarà insediata la nuova giunta», affermano Marcello Ferretti e Mauro Gabrielli della Uil. «Ora più che mai chiediamo al nuovo governo regionale una strategia politica capace di mantenere, su un territorio come l’Abruzzo interno, una sanità incentrata sui cittadini e non su logiche puramente numeriche. Chiediamo una risposta immediata per salvaguardare una struttura sanitaria privata che eroga da anni prestazioni ad alta complessità assistenziale in regime non concorrenziale, ma integrativo dell’offerta pubblica. Ora più che mai chiediamo di lavorare al fianco delle istituzioni per migliorare l’offerta sanitaria su un territorio con un alto indice di invecchiamento».
Il San Raffaele rappresenta un’eccellenza del territorio, diventata punto di riferimento per le cure dei problemi spinali per tutto il centro-sud Italia. Nella struttura vengono curate persone che riportano gravi problemi in seguito ad incidenti o chi ha disabilità motorie invalidanti. La casa di cura fa parte del gruppo San Raffaele Spa, azienda leader nel campo della riabilitazione e punto di riferimento nella ricerca e nel panorama della sanità nazionale. Ribadiscono la necessità di revocare i licenziamenti e confermano lo stato di agitazione anche Anthony Pasqualone, della Fp Cgil, e Mauro Incorvati, della Fp Cisl, dopo aver partecipato al tentativo di conciliazione in prefettura. «Siamo contrariati dalla rigida posizione della casa di cura e abbiamo ribadito la necessità di revocare la procedura di licenziamento», incalzano i due. (f.p.)
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