Clinica San Raffaele: pronti 140 tamponi

Al via i test per dipendenti e pazienti della casa di cura. Felzani (direttore sanitario): «Rispettati tutti i livelli di sicurezza»
SULMONA. «Fin dal primo momento dell’emergenza abbiamo provveduto ad adottare ogni misura di sicurezza sia per i pazienti che per i dipendenti e stiamo continuando a farlo anche in questi giorni con esami e controlli ai dipendenti e alle persone che sono ricoverate nella nostra struttura». È Giorgio Felzani, direttore sanitario e responsabile medico della clinica San Raffaele, che spiega la delicata situazione in cui versa la struttura sanitaria peligna, annunciando che, oltre ai dieci tamponi già eseguiti ai dipendenti che lavorano nell’unità spinale, saranno sottoposti a tampone tutti i dipendenti e i pazienti che in questo momento lavorano o si trovano ricoverati nella clinica. In tutto circa 140 test completi che saranno eseguiti a partire da domani e andranno avanti nei giorni a seguire, a mano a mano che si renderanno disponibili i tamponi. «Abbiamo dotato i dipendenti dei dispositivi di protezione e prevenzione e di ogni altra cosa necessaria per tutelare la loro salute e quella dei ricoverati», sottolinea Felzani, «e non è vero che nella nostra clinica non vengono rispettati i livelli di sicurezza. Siamo un libro aperto a disposizione di chiunque voglia consultarlo».
Sabato scorso, proprio in relazione ai due casi di coronavirus fatti registrare nella struttura, il sindaco di Sulmona aveva chiesto l’isolamento della clinica. «Misura che non è assolutamente necessaria perché la situazione è sotto controllo», prosegue Felzani. «Al momento nella clinica non si registrano casi positivi oltre a quelli già noti e, come detto, sono state adottate tutte le misure di prevenzione necessarie per lavorare in totale sicurezza». Tutto è iniziato la scorsa settimana, prima con il caso dell’infermiera 40enne risultata positiva che ha poi contagiato anche i genitori e a seguire la paziente tetraplegica proveniente da un ospedale di Bergamo ricoverata dagli inizi di marzo a Sulmona nell’unità spinale, risultata anche lei contagiata dal virus. Secondo i parenti dell’infermiera, che in un esposto-denuncia hanno ipotizzato, nei confronti dei responsabili della clinica, il reato di lesioni personali, il contagio sarebbe partito proprio dalla paziente. «All’arrivo nella nostra clinica la donna era negativa, come certificato dai parenti», precisa Felzani, «anche perché le sue condizioni non davano adito ad alcun dubbio. La donna non presentava nessun sintomo che potesse far pensare che fosse affetta da coronavirus. Successivamente, quando abbiamo replicato il tampone che è risultato positivo, abbiamo subito provveduto al suo trasferimento in altra struttura sanitaria della regione effettuando la sanificazione completa della stanza e dei locali dove era ricoverata».
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