Cocaina ordinata su whatsapp, 3 arresti

7 Giugno 2019

Ai domiciliari una coppia albanese e una giovane aquilana. C’è anche un quarto straniero coinvolto nell’inchiesta

L’AQUILA. Bloccato l’ennesimo giro di droga in città con tre persone finite agli arresti domiciliari con l’accusa di detenzione a fine di spaccio di cocaina. Sono stati arrestati Alesio Lici, 30 anni albanese, residente in via Aniceto Chiappini a San Giacomo, la moglie Daniela Lici (29), che vive con lui a San Giacomo, e l’aquilana Elisabeth Di Cesare (33) originaria di Coppito ma residente a Pianola. Indagato un altro albanese, Besnik Lika, 35 anni, residente nel Progetto Case di Paganica, al quale sono mosse contestazioni minori.
L’INCHIESTA. «L’operazione, inquadrata in una più ampia strategia di contrasto del fenomeno di spaccio di stupefacenti sul territorio del capoluogo», si legge in una nota dell’Arma, «è il frutto di un’attività di indagine condotta dai carabinieri tra il mese di febbraio e il mese di marzo, ha consentito di raccogliere inequivocabili elementi di colpevolezza in ordine ai reati ascritti ai tre arrestati, consentendo l’emissione della misura cautelare a firma dal giudice per le indagini preliminari del tribunale». Nel corso dei mesi di indagine, sono state recuperate numerose dosi di sostanza stupefacente, perlopiù, cocaina, per un peso complessivo di 45 grammi, tutte destinate al mercato del capoluogo. Decine le persone che sono state segnalate alla prefettura dell’Aquila in qualità di assuntori di stupefacenti. Gli arrestati, dunque, sono ritenuti responsabili di numerose cessioni di cocaina, avvenute nella maggior parte dei casi in orario serale. Nel corso delle attività investigative si è dimostrato, secondo i carabinieri, che i due stranieri arrestati, al fine di eludere le attività di indagine, avrebbero concordato la cessione dello stupefacente per mezzo di contatti telefonici, ovvero con whatsapp, individuando ogni volta un luogo diverso dove sarebbe avvenuta la cessione a favore di giovani del luogo. Stesso capo di imputazione, anche se più attenuato, è stato contestato alla donna aquilana, ritenuta responsabile di cessione di sostanza stupefacente del tipo cocaina a favore di diversi giovani.
LA CONSEGNA. Nella maggior parte dei casi, comunque, la consegna della droga avveniva nei pressi dell’abitazione della frazione di San Giacomo dove la coppia straniera vive. Del resto si tratta di una zona abbastanza appartata dove, soprattutto di notte e nel periodo invernale, è facile agire con la consapevolezza (in questo caso fuori luogo) di non essere notati. Ma c’è stato spaccio anche a Coppito, Sassa, Paganica e in altre zone del circondario. Gli assuntori, secondo una valutazione, dovevano essere una trentina. Ne consegue che lo spaccio poteva assicurare quanto basta agli indagati per tirare a campare. L’impressione, dunque, è che il giro d’affari fosse decente. Quanto alla provenienza, di certo la droga arrivava da fuori regione e si tratta di un giro albanese, tra i principali canali di fornitura del territorio anche a livello locale.
INTERROGATORI. Entro la fine della settimana dovrebbero essere tenuti gli interrogatori di garanzia degli indagati anche se il giudice, visto che si tratta di persone ai domiciliari, può fissarli entro dieci giorni. Nel corso dell’indagine i sospettati sono assistiti dagli avvocati Vincenzo Calderoni del Foro dell’Aquila e Arianna Di Pietro del Foro di Pescara. L’operazione è stata coordinata dal comandante della Compagnia dell’Aquila, il maggiore Luigi Balestra e dal responsabile del nucleo operativo, il capitano Maximiliano Papale. Il pubblico ministero che ha chiesto gli arresti è Simonetta Ciccarelli, mentre Giuseppe Romano Gargarella è il giudice che ha ordinato le tre misure cautelari.
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