Cogesa, altri veleni Sei Comuni: Margiotta non ci intimorisce
SULMONA. «Rimandiamo al mittente l’accusa di aver fame di distruggere gli altri e invitiamo l’avvocato Margiotta ad abbassare i toni e a rimanere all’interno della cornice societaria e aziendale...
SULMONA. «Rimandiamo al mittente l’accusa di aver fame di distruggere gli altri e invitiamo l’avvocato Margiotta ad abbassare i toni e a rimanere all’interno della cornice societaria e aziendale astenendosi dal trascinare la società sul campo politico che, vogliamo ricordare, non appartiene alla sua funzione di amministratore del Cogesa». Non si fa attendere la replica dei sei amministratori, tra cui alcuni sindaci, trascinati in tribunale dall’amministratore unico del consorzio per la gestione dei servizi ambientali, Vincenzo Margiotta, accusato dai sei di aver alterato il verbale del 18 settembre scorso che ha dato il via libera ai bandi per nuove assunzioni. Il Cogesa gestisce i servizi in 64 comuni del Centro Abruzzo, tra le province dell’Aquila e di Pescara.
Secondo Anthony Leone (Pratola), Guido Angelilli (Pacentro), Stefano Di Mascio (Campo di Giove), Gabriele Gianni (Anversa degli Abruzzi), Mario Ciampaglione (Cansano) e Marco Moca (Raiano), «la richiesta di rettifica del verbale, notificata il 30 ottobre, rientra tra i diritti e doveri dei soci che hanno partecipato alla seduta del 18 settembre e si sono visti recapitare un verbale riassuntivo della seduta in parte difforme da quanto realmente accaduto», affermano i sei amministratori, «da qui alla guerriglia politica evocata da Margiotta, terreno su cui probabilmente è proprio l’avvocato che vuole portare la questione, ce ne passa».
«Le nostre azioni», proseguono i sei amministratori, «sono tutte tese a salvaguardare gli interessi della società in ogni suo aspetto. Riteniamo fuori luogo le dichiarazioni e le iniziative di Margiotta, nei confronti di chi, come noi amministratori, quotidianamente, ha il dovere di dare risposte alle esigenze dei cittadini», concludono i sei, invitando l’amministratore unico del Cogesa a «evitare dichiarazioni che, queste sì, possono creare nocumento alla società. E che non ci intimoriscono, come non ci intimorisce il fatto di essere stati chiamati in Procura dove forniremo indicazioni necessarie, senza arretrare di un millimetro». (c.l.)
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