Cogesa, i 40 sindaci non mollano

3 Febbraio 2023

Chiesta la convocazione del controllo analogo: illegittima la nomina di Gerardini

SULMONA. Revocare in autotutela le determinazioni assunte nel corso dell’assemblea dello scorso 30 dicembre che portò alla decadenza del consiglio di amministrazione guidato da Nicola Guerra e alla contestuale sostituzione del cda con Franco Gerardini in qualità di amministratore unico del Cogesa. Lo hanno ribadito, questa volta mettendolo nero su bianco, i 40 sindaci contrari i quali, nella giornata di ieri, hanno inoltrato la richiesta di convocazione del controllo analogo al presidente e sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero. Dopo la diffida e i ripetuti inviti all’attuale amministratore unico a rassegnare le proprie dimissioni, i sindaci dissidenti hanno chiesto di convocare il controllo analogo che avevano disertato lo scorso 20 gennaio, per annullare le decisioni assunte nell'assemblea di fine anno e ripartire da zero per riaprire «un sano e costruttivo confronto» per portare la partecipata fuori dalla crisi in cui è precipitata. I 40 sindaci saliti sull’Aventino sembrano quindi fermi sulle loro posizioni mentre Gerardini va avanti nel suo progetto di risanamento dell’azienda. Anche se alcune decisioni concordate insieme al dirigente Margani, come il rinnovo di alcuni contratti riguardanti gli interinali della società, sono state fortemente contestate dai sindacati, secondo i quali il provvedimento avrebbe favorito solo pochi dipendenti penalizzando la parte più consistente della forza lavoro. Intanto, alla vigilia del consiglio comunale fissato per lunedì prossimo, i consiglieri di minoranza si schierano con i 40 sindaci dissidenti: «A nostro giudizio il sindaco bene farebbe ad approvare la richiesta avanzata dai sindaci che non hanno condiviso la linea della rottura provvedendo a revocare la delibera del 30 dicembre», scrivono i consiglieri Salvatore Zavarella, Franco Di Rocco, Andrea Gerosolimo, Antonietta La Porta e Vittorio Masci, «sanando in questo modo, il grave vulnus generato con tale illegittimo provvedimento. Però così non sarà perché Di Piero è ostaggio del Pd e di quella parte di esso che dialoga con il gruppetto di sindaci protagonisti di quella che noi definiamo una pessima pagina istituzionale. In ultimo non possiamo non stigmatizzare l’atteggiamento di Gerardini che, in questa vicenda», concludono i cinque consiglieri, «ha dimostrato di essere strumento di una parte ampiamente minoritaria, incurante della dubbia legittimità degli atti di nomina. E mentre continua a ripetere di essere dimissionario, compie atti e scelte che rischiano di danneggiare seriamente la società». (c.l.)
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