Cogesa, il vecchio cda al comando Ma spunta l’ombra del fallimento

20 Aprile 2023

A meno di una proroga, la reggenza di Guerra, Ciacchi e Di Benedetto andrà a scadenza a fine mese In ballo anche l’eventuale nullità degli atti compiuti dall’ormai ex amministratore unico Gerardini

SULMONA. Mentre la situazione si fa sempre più delicata, il vecchio consiglio d’amministrazione, composto da Nicola Guerra, Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto, torna alla guida del Cogesa. Ieri mattina i tre sono stati convocati dal collegio sindacale, per effetto del decreto della sezione specializzata del Tribunale per le imprese, notificato nella tarda mattinata di martedì all’amministratore unico dimissionario Franco Gerardini. Per oggi è prevista una prima riunione del cda per fare il punto della situazione e riavviare l’iter dello stato di crisi d’impresa così come indicato dai giudici aquilani nel decreto. Si torna quindi, al 30 dicembre scorso, quando i tre furono “licenziati” per giusta causa dagli 11 sindaci di centrosinistra nella famosa assemblea che i giudici hanno dichiarato valida, contestando però il licenziamento dei componenti del cda. Tuttavia, la reggenza di Guerra, Ciacchi e Di Benedetto, avrà breve durata visto che la scadenza naturale del loro mandato è fissata al 30 aprile.
A meno che l’assemblea dei soci non disponga una proroga, proprio per permettere loro di sistemare le carte relative allo stato di crisi. Sul futuro della governance e della società resta grande incertezza vista la scissione tra i sindaci e l’ombra del fallimento. Gli atti del tribunale per le imprese saranno infatti trasmessi alla Procura della Repubblica per le determinazioni di competenza in ordine alla verifica dello stato di insolvenza che, qualora fosse accertato, porterebbe la stessa procura a chiedere il fallimento del Cogesa. Una ipotesi che nessuno vuole immaginare. L’ultima patata bollente riguarda gli atti compiuti dall’ormai ex amministratore unico del Cogesa Franco Gerardini che non avendo avuto l’efficacia dichiarativa con l’iscrizione alla Camera di commercio, non potrebbero essere opposti ai terzi e rischiano, dunque, di essere dichiarati nulli. Tra questi ci sono i pagamenti ordinati, gli incarichi disposti e le determine che hanno efficacia presso terzi. Lo ha detto il Tribunale dell’Aquila in un passaggio del decreto in cui stabilisce che anche una semplice nomina di un dipendente potrebbe scontentare altri che a loro volta potrebbe impugnare il provvedimento contestato. (c.l.)
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