Colabianchi: banditi senza scrupoli

5 Novembre 2019

Parla l’uomo aggredito: «Mi sono riparato da un colpo che poteva uccidermi»

L’AQUILA. L'arrivo davanti a casa dopo un pranzo di famiglia, alle 17,30; la vista, al buio, di un uomo improvvisamente illuminato dai fari che corre via verso il retro dell'abitazione. E poi, l'inseguimento concitato con un solo pensiero nella testa: acciuffare l'intruso che lì, nel cortile dalla sua casa di tre piani, ad Aragno alto, non ci doveva stare. Mario Colabianchi, artigiano di 43 anni, non ha avuto esitazioni. All'indomani dell’aggressione egli ripercorre la brutta esperienza. «Con me c'erano anche mia moglie, mio figlio e la sua fidanzata», racconta Mario. Non ha avuto un minimo di esitazione quando, arrivando a casa, ha visto all'uomo che faceva da palo al ladro complice, entrato all'interno della casa arrampicandosi dalla finestra del bagno. «E' stata una 'corsa-e-piglia' intorno al perimetro della casa», racconta Mario. «Ho cercato di prenderlo. E' riuscito ad afferrare il semiasse di ferro e mi ha aspettato dall'altro lato, così armato. Mentre io bloccavo il suo complice, che si calava dal balcone, lui mi ha colpito. Ho avuto l'istinto di alzare il braccio, altrimenti...». Altrimenti le cose sarebbero andate diversamente, perché il semiasse ha una protuberanza tagliente in grado di recidere di netto. «Mi ha colpito senza pensarci due volte», racconta Mario, e lo sguardo si va ad appoggiare su quello del figlio che, ferito a un braccio per una precedente caduta, non poteva aiutarlo. Diversi i punti di sutura e una cicatrice che forse non andrà più. Ferita a una mano, con un coltello da cucina, anche la moglie di Mario, scesa nel frattempo dall'auto. Dei due malviventi, fuggiti nella notte e sotto la pioggia, non c'è più traccia. «Abbiamo trovato la casa sottosopra: cassetti, armadi, letti; ma non hanno trovato nulla di prezioso, perché noi siamo gente che lavora e che ha sofferto. Noi non andiamo a rubare».
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