Colapietra: «Ecco le originalità della città»

19 Maggio 2019

Lo storico protagonista di un dialogo al Munda col professor Dante, entrambi autori del volume “L’Italia di mezzo”

L’AQUILA. L’occasione è stata la presentazione del volume “L’Italia di mezzo” nato da una serie di colloqui fra due storici: Umberto Dante e Raffaele Colapietra. Ma il pomeriggio al Munda ha riservato al numeroso pubblico una vera e propria “cavalcata” nelle sterminate praterie della storia d’Abruzzo e dell’Aquila.
CHI C’ERA. Alla presentazione hanno preso parte la direttrice del Polo museale Lucia Arbace, il direttore del Munda Mauro Congeduti, lo storico Gaetano Sabatini (docente a Roma 3 e autore di un importante studio sulle rilevazioni catastali all’Aquila in età spagnola) e i due autori.
L’INCONTRO. Il protagonista assoluto, e non poteva essere diversamente, è stato il professor Colapietra che dall’alto dei suoi 88 anni ha fornito, in poco più di 12 minuti, alcuni spunti che partono dalla storia della città, ma sono, di fatto, suggerimenti per valorizzare alcune peculiarità spesso dimenticate. Fra queste originalità del capoluogo Colapietra non ha citato la Perdonanza. È noto che il professore è da sempre critico su come viene celebrato negli ultimi decenni l’evento, soprattutto in relazione agli aspetti laici (celebre la sua frase con la quale tempo fa definì il corteo “una carnevalata”). L’attenzione del quasi novantenne studioso si è invece accentrata su altri due momenti delle plurisecolari vicende nostrane. La prima è il “Governo delle Arti” (che non è solo la celebre Arte della lana legata alla transumanza), che nasce a metà del 1300 e va avanti per due secoli, sin quasi alla metà del 1500. Si trattava, ha detto Colapietra, di una vera e propria istituzione che non si occupava solo dell’amministrazione cittadina, dell’economia o di questioni minori, ma aveva una vera e propria interlocuzione con il Re e con i personaggi che tenevano le redini del Regno di Napoli. Un unicum per l’epoca, una situazione di privilegio politico-istituzionale che non si trova in nessun’altra città. Altro aspetto di cui L’Aquila può vantare un primato intellettuale rispetto al resto del Mezzogiorno continentale (esclusa cioè la Sicilia) è quella di una massiccia presenza di cronisti, laici ed ecclesiastici che scrivono in latino e in volgare, i quali raccontano la storia della città da testimoni diretti. Colapietra ha citato Buccio di Ranallo (circa 1294-1363), il più noto dei cronisti medioevali e sul quale ci sono studi del professor Carlo De Matteis che ha curato un’edizione della “Cronica” con un massiccio apparato critico. Colapietra ha ricordato pure un altro cronista, meno noto, ma altrettanto importante, Vincenzo di Basilii di Collebrincioni, mercante che scrive la “Cronaca basiliana” nella quale racconta fatti di cui fu testimone. La sua cronaca arriva fino al 1529 che è la data in cui la città perde di fatto l’autonomia con l’inizio della dominazione spagnola. «Nessuno, in quel particolare periodo storico», ha detto il professore, «può vantare una tale ricchezza di cronisti». Colapietra, facendosi un po’ più malinconico, ha poi detto: «Prima che finiscano le mie giornate vorrei vedere qui all’Aquila due mostre che mettano a confronto la nostra città con due città del Mezzogiorno continentale: Lecce e Trani». Lecce “somiglia” all’Aquila per la ricchezza di chiese e monasteri costruiti dentro le mura. L’Aquila conta 28 conventi, Lecce 31. Un patrimonio che, se valorizzato, darebbe un contributo decisivo al futuro prossimo del capoluogo che potrebbe diventare, e in pratica già lo è, una “piccola Roma”. E poi Trani. In questo caso le “somiglianze” con L’Aquila sono soprattutto nell’edilizia residenziale settecentesca legata, per quanto riguarda il capoluogo d’Abruzzo, alla ricostruzione o costruzione di palazzi dopo il terremoto dell’inizio del XVIII secolo. All’Aquila gli edifici hanno una “maestosità” – rispetto a quelli più “normali” se pur imponenti di Trani – che si “stacca” in maniera evidente su tutto ciò che li circonda. Queste le cose “interessanti” secondo Colapietra su cui prestare attenzione.
«INTERESSANTE». E la parola interessante non è stata pronunciata a caso. Il professore, infatti, esordendo si era detto stupito dal fatto che si parli tanto del fatto che L’Aquila potrebbe presto essere inserita fra le 70 città più “interessanti” d’Europa. «Non so da dove esca questo numero, 70», ha detto, «però non vorrei che la parola interessante sia utilizzata come si faceva una volta quando, per dire che una donna non era né brutta né troppo bella, si diceva che era interessante». Sul libro e sulle parole di Colapietra si è sviluppato un dibattito che ha visto in prima linea soprattutto la direttrice del Polo museale Lucia Arbace la quale, in maniera garbata ma puntuale, ha voluto mettere qualche paletto all’analisi forse un po’ troppo “pessimistica” sull’Aquila e l’Abruzzo che è sembrata trasparire dal libro dei due storici. Per Arbace la nostra regione ha avuto sempre una grande vitalità e ha dato all’Italia artisti importanti di cui magari si parla poco, ma che non sono inferiori ad altri più noti (e ha citato Saturnino Gatti, artista che ha operato a cavallo fra 1400 e 1500 e Francesco Paolo Michetti fra 1800 e 1900). «Io ho scoperto e scopro ogni giorno un Abruzzo splendido, ricco di arte, bellezze naturali, di cose di cui dovremmo e dobbiamo essere fieri», ha detto. Arbace ha concluso con un invito a guardare con positività al futuro e a dare concreti segnali alle nuove generazioni «che possono e devono scommettere sull’Aquila e sull’Abruzzo».