Colapietra: «Stemma della città da cambiare»

25 Agosto 2018

Lo storico: «Il “Phs” è frutto di un errore. Togliamo tutto, anche la scritta “Immota manet”»

L’AQUILA. Cambiare lo stemma dell’Aquila. La proposta-choc arriva da una delle voci più autorevoli della città, lo storico Raffaele Colapietra, che, al Palazzetto dei Nobili, ha preso parte alla presentazione del libro di Silvio Graziosi “Inchiesta sullo stemma dell’Aquila” (Portofranco Editore). Nel “mirino” degli studiosi soprattutto la scritta “Phs” che da secoli si staglia sopra l’aquila nera, facendo il paio con le due famose parole laterali “Immota Manet”.
«Phs non ha nessun significato», dice convinto Colapietra. «Forse si tratta di un errore». L’acronimo, secondo molti, sintetizzerebbe le parole “Publica Hic Salus” per formare, insieme alle altre due, scritte per esteso, una frase che in italiano significherebbe: «A ferma difesa del nostro pubblico bene». Fatto sta che da almeno 134 anni, cioè dal lontano 1874, quando ci si interrogò per la prima volta sulla veridicità di quella scritta, la città si fregia di uno stemma storicamente discutibile. La verità, secondo Colapietra, è che «nessuno riesce a spiegare le tre lettere in maniera persuasiva. Sembrano far riferimento a Ihs, una dizione storica che si riferisce a San Bernardino, al culto del cuore di Gesù, a Gesù medesimo, ma queste iniziali si prestano benissimo alla tradizione bernardiniana così viva all’Aquila», secondo lo storico. «Phs non riesce ad avere, invece, una spiegazione logica. Sembra anche strano che il concetto fondamentale, il soggetto della frase “Publica hic salus immota manet” sia sintetizzato con delle iniziali». Il dubbio è che la P sia una lettera derivante da un’iscrizione mal scritta, forse anche volutamente. «È incredibile che proprio nello stemma ci sia qualcosa di discusso o discutibile, addirittura un errore», continua Colapietra, che per questo propone: «Togliamo tutto. Basterebbe solo l’aquila sullo stemma. Anche la scritta Immota manet non è che la negazione dell’Aquila: una città che tutto può fare tranne che rimanere immobile. Non sarebbe un complimento. L’aquila nera è indubbiamente il simbolo della città, il resto non serve. L’animale si identifica con il nome della città e anche con un suo ruolo notevole nella storia dell’Abruzzo, del Mezzogiorno e dell’Italia».
Ma è davvero possibile cambiare lo stemma di una città? Secondo lo storico sì. «Che diamine!», esclama. «È possibile cambiare il sesso di una persona ormai. Una massima dell’Ottocento inglese diceva: il parlamento inglese è onnipotente, tranne che nel cambiare l’uomo nella donna. Si riteneva che quella fosse la cosa più difficile, cosa che oggi è la più normale di questo mondo. Figuriamoci se non è possibile cambiare lo stemma di una città». Certo l’argomento è «sconcertante», a detta dello stesso Colapietra, che conclude: «Lo stemma dovrebbe nascere insieme alla città. Il nostro ha attestazioni precoci, risale ai primissimi anni del Trecento. È assurdo che sia frutto di un errore».
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