Colle di Lucoli, i residenti sono solo due

Nei paesi fantasma tra silenzio e ricostruzione ancora ferma al palo
LUCOLI. A casa Giardini ci sono due piatti in tavola. È l'unica mensa di tutto il paese dove si sta per pranzare. Ore 13, Colle di Lucoli, «Il Colle» per chi vive quassù. Renato mette su una giacca ed esce sotto la pioggia. «Vedete? Qui ci viviamo in due, io e mia moglie. Nessun altro. Anzi, in questo paese dove prima eravamo in cento adesso siamo soli. Adesso gli cambiamo nome: Cani-gattì». Chissà cos'avrebbe pensato il compianto prof Francesco Di Gregorio. Deserta pure la piazza che porta il suo nome.
Colle è una delle 18 frazioni più colpite dal sisma. Non scherzano neppure Collimento, Prata, Peschiolo e Casamaina. Ma qui è un disastro. Continua Renato, il coraggioso: «La notte del sisma è stato terribile. Ma la nostra abitazione rispetto alle altre è stata risparmiata. Siamo stati fuori fino a settembre 2009. Poi l'edificio è uscito dalla zona rossa e siamo rientrati, dormendo per un anno in cucina, per la paura. Ora siamo qui, tra cani e gatti, e non vediamo mai nessuno. Gli altri proprietari? Qua non si fa vivo nessuno. Aspettano tutti di conoscere le procedure per ricostruire. Secondo me, questo paese non tornerà mai a essere come prima. Paura di stare qui? No, soltanto che a volte pensiamo che se succede qualcosa non c'è nessuno vicino. Ai disagi di questa situazione preferiamo non pensare, ma ce ne sono, eccome».
Di fronte all'Aia Michetti si affaccia la casa del patriota del Risorgimento Pietro Marrelli, amico di Mazzini. Di fronte, una stalla con due cavalli che tirano fuori la testa intimoriti dall'insolito passeggio. Emanuela Mariani, dell'associazione «Noi per Lucoli onlus», spiega tutta l'urgenza di far rivivere paesi come questo che rischiano di cadere nell'oblio, stretti come sono tra la ricostruzione che non parte e la stanchezza di chi, dopo aver tanto aspettato, si è trovato una sistemazione altrove. «Abbiamo messo un pannello in ceramica con su scritto "Benvenuti a Colle di Lucoli". Sappiamo che non basta, ma stiamo facendo tanto per portare gente qui, per parlare di Lucoli a Roma con iniziative che mettano in evidenza i suoi tesori e per creare una rete di solidarietà che coinvolga non solo l'Italia ma anche i paesi esteri come l'Inghilterra. Qui nascerà il Giardino della memoria vicino all'abbazia di San Giovanni Battista. Un concorso di idee tra studenti ci permetterà di realizzare un mosaico. Siamo 70 iscritti e ci stiamo dando da fare. Il rammarico è la difficoltà nel coinvolgere le giovani generazioni locali ma non ci arrendiamo».
L'ex sindaco Luciano Giannone ricorda il giovane Elpidio Fiorenza morto in un incidente d'auto mentre quella notte, dopo la scossa, si spostava da una frazione all'altra per raggiungere i familiari. «La ricostruzione? Un lavoro immane. Bisognerebbe partire con un piano dei vuoti per far sì che i nuovi paesi siano rifatti meglio di com'erano prima».
Il sindaco Valter Chiappini, in premessa, invita alla collaborazione e a evitare polemiche. non fare polemiche. «A Lucoli abbiamo avuto il 67 per cento dei fabbricati danneggiati», spiega. «Il 45% sono case E, il restante 20-22% sono B e C. Tutte le pratiche per i lavori B e C sono state espletate e rendicontate. Per i fabbricati E compresi nella perimetrazione dei centri storici sono fermi in attesa del piano di ricostruzione per cui, con altri Comuni, ci si affiderà alla struttura di missione e alla Sapienza di Roma. I tempi? Dagli 8 ai 12 mesi per redigere i piani. Poi bisogna aspettare le risorse. Le E fuori centri storici sono poche ma le stiamo trattando ed entro l'estate c'è chi tornerà a casa. Abbiamo il problema della frana di Pratolonaro per cui ci sono case inagibili per via della minaccia della montagna ma bisogna trovare due milioni. Stiamo per inaugurare il poliambulatorio. Anch'io vivo qui e conosco i problemi di chi è rimasto solo nei nostri paesi. Tutti abbiamo fretta di tornare a casa, ma la nostra generazione dovrà scontare dei sacrifici per consegnare, a chi verrà, una realtà migliore».
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Colle è una delle 18 frazioni più colpite dal sisma. Non scherzano neppure Collimento, Prata, Peschiolo e Casamaina. Ma qui è un disastro. Continua Renato, il coraggioso: «La notte del sisma è stato terribile. Ma la nostra abitazione rispetto alle altre è stata risparmiata. Siamo stati fuori fino a settembre 2009. Poi l'edificio è uscito dalla zona rossa e siamo rientrati, dormendo per un anno in cucina, per la paura. Ora siamo qui, tra cani e gatti, e non vediamo mai nessuno. Gli altri proprietari? Qua non si fa vivo nessuno. Aspettano tutti di conoscere le procedure per ricostruire. Secondo me, questo paese non tornerà mai a essere come prima. Paura di stare qui? No, soltanto che a volte pensiamo che se succede qualcosa non c'è nessuno vicino. Ai disagi di questa situazione preferiamo non pensare, ma ce ne sono, eccome».
Di fronte all'Aia Michetti si affaccia la casa del patriota del Risorgimento Pietro Marrelli, amico di Mazzini. Di fronte, una stalla con due cavalli che tirano fuori la testa intimoriti dall'insolito passeggio. Emanuela Mariani, dell'associazione «Noi per Lucoli onlus», spiega tutta l'urgenza di far rivivere paesi come questo che rischiano di cadere nell'oblio, stretti come sono tra la ricostruzione che non parte e la stanchezza di chi, dopo aver tanto aspettato, si è trovato una sistemazione altrove. «Abbiamo messo un pannello in ceramica con su scritto "Benvenuti a Colle di Lucoli". Sappiamo che non basta, ma stiamo facendo tanto per portare gente qui, per parlare di Lucoli a Roma con iniziative che mettano in evidenza i suoi tesori e per creare una rete di solidarietà che coinvolga non solo l'Italia ma anche i paesi esteri come l'Inghilterra. Qui nascerà il Giardino della memoria vicino all'abbazia di San Giovanni Battista. Un concorso di idee tra studenti ci permetterà di realizzare un mosaico. Siamo 70 iscritti e ci stiamo dando da fare. Il rammarico è la difficoltà nel coinvolgere le giovani generazioni locali ma non ci arrendiamo».
L'ex sindaco Luciano Giannone ricorda il giovane Elpidio Fiorenza morto in un incidente d'auto mentre quella notte, dopo la scossa, si spostava da una frazione all'altra per raggiungere i familiari. «La ricostruzione? Un lavoro immane. Bisognerebbe partire con un piano dei vuoti per far sì che i nuovi paesi siano rifatti meglio di com'erano prima».
Il sindaco Valter Chiappini, in premessa, invita alla collaborazione e a evitare polemiche. non fare polemiche. «A Lucoli abbiamo avuto il 67 per cento dei fabbricati danneggiati», spiega. «Il 45% sono case E, il restante 20-22% sono B e C. Tutte le pratiche per i lavori B e C sono state espletate e rendicontate. Per i fabbricati E compresi nella perimetrazione dei centri storici sono fermi in attesa del piano di ricostruzione per cui, con altri Comuni, ci si affiderà alla struttura di missione e alla Sapienza di Roma. I tempi? Dagli 8 ai 12 mesi per redigere i piani. Poi bisogna aspettare le risorse. Le E fuori centri storici sono poche ma le stiamo trattando ed entro l'estate c'è chi tornerà a casa. Abbiamo il problema della frana di Pratolonaro per cui ci sono case inagibili per via della minaccia della montagna ma bisogna trovare due milioni. Stiamo per inaugurare il poliambulatorio. Anch'io vivo qui e conosco i problemi di chi è rimasto solo nei nostri paesi. Tutti abbiamo fretta di tornare a casa, ma la nostra generazione dovrà scontare dei sacrifici per consegnare, a chi verrà, una realtà migliore».
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