Collebrincioni, i residenti vogliono la chiusura del poligono militare

20 Luglio 2018

Nella struttura, aperta 61 anni fa, arrivano reggimenti anche da Roma, Caserta e Ascoli Piceno Il comitato e D’Angelo: situazione non più sostenibile, la gente è esasperata dal via vai di mezzi

L’AQUILA. «Quel poligono va chiuso». Collebrincioni dice basta al poligono di Monte Stabiata. Il comitato che si sta battendo contro il poligono militare di Monte Stabiata, a nord di Collebrincioni, esce allo scoperto chiedendo con forza, in una conferenza stampa, la chiusura del poligono aperto da 61 anni che, però, «negli ultimi tempi ha reso la vita impossibile ai residenti». Sul poligono di Monte Stabiata, infatti, dopo la chiusura della maggior parte dei poligoni del Centro Sud, convergono reparti da buona parte d’Italia. «Una volta la situazione era sostenibile», ha spiegato il consigliere comunale Daniele D’Angelo, di Benvenuto Presente, forza che appoggia il sindaco Pierluigi Biondi. «Oggi a Collebrincioni arrivano reggimenti da Roma, Caserta, dal Centro reclute di Ascoli Piceno. E poi ci sono le normali attività del Nono reggimento alpini dell’Aquila».
«Una volta si contavano dieci giornate di esercitazioni l’anno, adesso si arriva a 120 giorni», ha ricordato la portavoce del comitato cittadino Domenica D’Angelo. Il consigliere comunale, dal canto suo, ammette di non essere completamente d’accordo sulla chiusura del poligono, «per la mia formazione politica e il mio ruolo istituzionale sarei più propenso a cercare una mediazione con l’Esercito. Ci rendiamo conto che la caserma è una importante risorsa per la città», ha aggiunto D’Angelo, «e i militari sono stati straordinari quando la città ha avuto bisogno di loro. Il comitato però rappresenta senza dubbio le posizioni della maggior parte degli abitanti ormai esasperati». In un recente incontro il comitato aveva chiesto l’intervento del Parco del Gran Sasso, in cui ricade l’area del poligono, sentendosi rispondere che il Parco non poteva intervenire, ma che aveva chiesto da alcuni mesi che venisse ampliata l’area su cui effettuare i controlli per scoprire eventuali inquinamenti causati dalle attività militari, passando dai 6 ettari iniziali a 22. La presenza del poligono impone, però, di interdire il passaggio in un’area molto più vasta, con pesantissime ricadute sulle attività locali che, a causa dei continui divieti imposti, faticano a sopravvivere, tra l’altro senza alcun ritorno economico per la frazione. «Quando vengono i militari da fuori, portano il catering», hanno puntualizzato i componenti del comitato, «e anche la cifra di 50.000 euro l’anno pagato dai militari all’Asbuc, gli usi civici di Collebrincioni, dovrebbe servire esclusivamente per il ripristino dei danni ambientali». «Viviamo in un paese militarizzato, attraversato giorno e notte dai cingolati. Una situazione che da circa cinque anni è diventata insostenibile», ha dichiarato D’Angelo. «Inizialmente avevamo chiesto il rispetto, durante il passaggio dei cingolati in paese, di alcune norme di comportamento. Alcune volte accade, altre no. Andare avanti così è diventato impossibile».
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