Collegio d’Aragona, c’è il sostegno del Pd

7 Marzo 2021

Palumbo e Albano: in consiglio voteremo la delibera, ma sulla vicepresidenza non decide solo Biondi

L’AQUILA . «Voteremo sì alla delibera sull’istituzione del collegio Ferrante d’Aragona». Ad annunciarlo sono i consiglieri comunali del Pd Stefano Palumbo (capogruppo) e Stefano Albano, che chiariscono la posizione del partito rispetto al progetto dello studentato diffuso, sgomberando il campo dalle polemiche seguite alla settimana di commissioni consiliari. In particolare, il Partito democratico, insieme al resto dell’opposizione, aveva contribuito a far mancare il numero legale nella seduta della terza commissione (Politiche sociali), approfittando della diserzione di Forza Italia, che aveva ritirato le proprie truppe in polemica con il sindaco per via della nomina di Vito Colonna (Fratelli d’Italia) in giunta al posto del dimissionario Vittorio Fabrizi.
«È vero, abbiamo fatto mancare il numero legale ma non perché fossimo contrari nel merito alla delibera», spiegano Albano e Palumbo, «la nostra è stata una scelta politica, per far vedere alla città il clima da resa dei conti che c’è all’interno del centrodestra». Nella seduta del consiglio di martedì prossimo, dunque, i Democratici non faranno mancare il proprio appoggio al provvedimento, che va approvato entro il 15 marzo, pena la perdita dei 4,3 milioni di euro di fondi Restart con cui è stato finanziato il primo triennio di vita del D’Aragona. Una fase al termine della quale ci sarà la valutazione del ministero dell’Istruzione per l’auspicabile trasformazione da collegio universitario a collegio di merito vero e proprio.
«Un passaggio per niente scontato», avverte Albano, «il nodo cruciale saranno i servizi che dovranno essere garantiti agli studenti». Per questo, osserva Palumbo, «serve un salto di qualità nella discussione pubblica. Il dibattito, fin qui, è stato strozzato dai bracci di ferro sulle nomine». Il capogruppo del Pd si riferisce alle polemiche sorte a proposito di chi dovrà scegliere il vice presidente della fondazione che gestirà il collegio: la delibera prevede che sia il sindaco, ma una parte del centrodestra ha chiesto che a esprimere il nome sia il consiglio. «È l’ennesima, vergognosa diatriba dovuta alla mancanza di coesione della maggioranza», attacca Albano, «hanno cercato di far passare per una crociata sulle prerogative del consiglio comunale le proprie divisioni interne». Albano e Palumbo fanno sapere che presenteranno emendamenti «perché il nome sia espresso dall'assemblea». (ro.ciu.)
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