«Collemaggio, salvare i giochi di luce»

11 Giugno 2014

Appello di Archeoclub e Panta Rei ai progettisti del restauro della basilica danneggiata dal sisma

L’AQUILA. «Si auspica che i progettisti del restauro della basilica di Santa Maria di Collemaggio prendano a cuore i meravigliosi giochi di luce estremamente suggestivi e commoventi nel messaggio che recano e si potrebbe pensare a invitare Papa Francesco ad assistere allo spettacolo luminoso dell’assunzione di Maria alla riapertura della chiesa di Celestino». Lo afferma una nota congiunta delle associazioni Panta Rei e Archeoclub.

«Che il restauro salvaguardi i messaggi del sole. Entrare in una chiesa medievale vuol dire varcare una soglia verso un altrove dove cielo e terra si uniscono realizzando un pezzo di paradiso terrestre; adattare lo sguardo all’oscurità è un invito a raccogliersi interiormente, ad aprire i sensi dell’anima e pregare o meditare o semplicemente porsi in ascolto della “Voce del silenzio” che parla nel cuore umano. L’ovattata atmosfera della casa di Dio va salvaguardata per non tradire il progetto degli antichi costruttori, come ogni particolare da essi studiato con precisione matematica. In particolare a Santa Maria di Collemaggio vanno salvaguardati gli straordinari messaggi del sole in momenti significativi dell’anno, che richiamano folle ammirate di tanta perizia. Al solstizio d’estate (festa di San Giovanni) il sole, penetrando attraverso il rosone centrale – opportunamente fuori asse di 3° rispetto al portale centrale – squarcia la penombra dell’interno della basilica e va a colpire i cerchi concentrici bicromi che ornano il pavimento nella navata centrale, sì da ripetere, attraverso il gioco di luci e ombre analogo disegno (foto 1) fissando il momento in cui un raggio luminoso informa le acque primordiali. Il crollo e la copertura che fa filtrare la luce ha falsato lo straordinario effetto che richiede l’oscurità perché risulti con nettezza: basterà il ripristino della volta perché torni pienamente visibile il messaggio del sole».

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