«Colpita col mattarello dal convivente»

L’uomo arrestato dopo la denuncia, ma il gip lo scarcera: la donna ha una frattura. L’ipotesi del ferimento per una caduta
L’AQUILA. Un 48enne aquilano, A.E. (vengono riportate le iniziali a tutela della donna che ha denunciato il fatto) è stato arrestato con l’accusa di aver rotto il malleolo alla convivente con il mattarello dopo una lite. L’uomo era finito in carcere, ma nel pomeriggio il giudice lo ha scarcerato avendo dubbi sulla dinamica anche se il provvedimento è stato convalidato. Insomma, una storia con il finale ancora tutto da scrivere. I fatti, secondo quanto riferito dall’accusa, ma a quanto pare ritenuti da verificare, sono avvenuti due notti fa in un’abitazione di Gignano. Ci sarebbe stato un diverbio e dopo la donna, una straniera, sarebbe stata colpita con il mattarello e poi ricoverata in ospedale. Qualcuno ha chiamato la polizia che, dopo aver fatto dei riscontri, ha portato l’uomo alle Costarelle in attesa della convalida del fermo di polizia giudiziaria. Poi, di fronte al giudice per le indagini preliminari, Guendalina Buccella, c’è stato un colpo di scena. Nel senso che l’indagato, assistito dall’avvocato Alessandra Spadolini, ha negato fermamente di aver usato violenza precisando che, anche se avesse avuto intenzione di picchiare la donna con il mattarello, non l’avrebbe colpita al malleolo. Secondo il gip, del resto, la frattura potrebbe essere stata causata da una caduta durante un tentativo di allontanamento da quella casa. Insomma un piccolo giallo che ha avuto come esito il fatto che l’uomo è tornato a piede libero.
Va anche segnalato che se è incontestata la frattura al malleolo della donna (in attesa di chiarire le modalità) dall’altro il sospettato ha indubbiamente subìto delle percosse e si è fatto refertare.
Le accuse, pur a fronte della posizione del gip, non sono cadute, nel senso che devono essere, eventualmente, revocate dal pm, Stefano Gallo, qualora egli si convinca, sulla scorta di altri accertamenti, della credibilità della tesi dell’uomo sotto inchiesta. La donna, se ha detto il falso, rischia la calunnia
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