Commercianti allo stremo oggi in piazza

21 Marzo 2019

Francesca Manzi: il Comune ci ha lasciati soli, non ci sono uffici né turisti. Così in un anno chiuderà il 90% delle attività

L’AQUILA. La protesta è partita dal basso, spontanea. La paura di non farcela, di dover chiudere bottega dopo tanti sacrifici e investimenti, ha portato i commercianti a scendere in piazza. Il passaparola sui social, una prima riunione tra un nutrito gruppo di esercenti, a cui ha fatto seguito l'incontro con il deputato Luigi D'Eramo. Poi, il passo decisivo: questa mattina, alle 11, i commercianti del centro storico si ritroveranno all'angolo tra corso Vittorio Emanuele e via Verdi, davanti al negozio Manzi. Ed è stata proprio la titolare, Francesca Manzi, a lanciare la mobilitazione: «Siamo completamente abbandonati dalle amministrazioni, vecchie e nuove. Arriviamo a stento a fine mese. Se non si interviene subito con misure importanti, entro un anno il 90% dei negozi chiuderà definitivamente. Il nostro è un appello al Comune, ma anche agli aquilani», dice Manzi, «bisogna metterci un po' di cuore. Torniamo a rivitalizzare questa città».
ALLO STREMO. Scendere in piazza, di getto, è stata una decisione dura. Ma il timore per il futuro, alla vigilia del decennale del sisma, e i mille problemi logistici con cui i commercianti si trovano a combattere quotidianamente, hanno avuto la meglio anche su un velato pudore che ha impedito, finora, di uscire completamente allo scoperto.
«I problemi sono tanti, troppi», evidenzia Manzi, che si è fatta promotrice della protesta, dopo che anche il presidente dell'associazione L'Aquila Centro Storico, Roberto Grillo, ha rassegnato le dimissioni, «è arrivato il momento di agire, di risvegliare le coscienze. Dobbiamo lanciare un segnale forte alle istituzioni che non sono, e non lo sono state in passato, al nostro fianco nella battaglia per la sopravvivenza».
MILLE PROBLEMI. Cantieri aperti, zero turisti, mancanza di attrattori, uffici pubblici e parcheggi gratuiti, ma con sosta regolamentata. E ancora, il bando Fare Centro che, a detta degli stessi commercianti, «non è stato calibrato sulle reali esigenze dei fruitori».
«Nel bando», spiega Manzi, «manca una linea di credito, per cui vengono riconosciute le spese solo dopo che le stesse sono state sostenute. Questo, per molti titolari di attività commerciali e artigianali, è un grande problema. Siamo alle prese con tante altre difficoltà: arriviamo la mattina e troviamo strade chiuse, camion che bloccano gli ingressi. Non c'è alcuna programmazione degli interventi».
LE PROPOSTE. Una dietro l'altra, Manzi espone le proposte che finiranno sul tavolo del Comune. Il richiamo è a tutte le associazioni e gli enti che possono contribuire alla rinascita del commercio cittadino. «Chiediamo che vengano riportati gli uffici in centro», evidenzia Manzi, «serve, poi, l'applicazione di una zona franca con la detassazione totale, per un certo periodo, applicata agli esercenti che riaprono o hanno avviato un'attività dentro le mura; abbiamo bisogno di iniziative turistiche, di punti di attrazione, di parcheggi e servizi. Se tutto ciò non è possibile, l'amministrazione deve dire con chiarezza che il centro va chiuso. Tutti via e ci si rivede a lavori conclusi: non si può rifare una città a spese dei commercianti».
VIA SENZA POLEMICA. «Questa città ha bisogno di unità d'intenti». L'ex presidente dell'associazione L'Aquila Centro Storico, Roberto Grillo, che due giorni ha lasciato l’incarico, non vuole fare polemica. Ma parteciperà alla manifestazione: «Stiamo attraversando un momento complesso», dice, «il peso psicologico del decennale si fa sentire. Il timore è che dopo il 6 aprile, vengano a mancare le motivazioni. Si avverte una sorta di depressione collettiva. Per la ricostruzione materiale è stato fatto tanto, ma mancano luoghi di aggregazione, posti dove stare insieme. I commercianti si sentono abbandonati. Ce l'ho messa tutta come presidente e faccio il mea culpa. Un'analisi amara: se le cose resteranno così, nonostante il bando Fare Centro, sarò costretto ad andare via, come altri. Non si può pensare che un centro storico rinasca solo sotto la spinta del commercio. Sarebbe un gravissimo errore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA